Published On: mer, ott 31st, 2012

La verità sul fallimento della Salvarani, parla il figlio del patron

di Brunella Arena

Che un figlio decida di raccontare dell’azienda di suo padre, fallita dopo aver raggiunto il successo, è normale, meno normale è che lo stesso figlio muova delle critiche, senza ombra di polemica o rancore, all’operato del genitore.

Ci sono stati anni in cui, a Parma, la parola “cucina” andava di pari passi con quello dell’azienda leader sul territorio, la Salvarani, “anni in cui è stato detto in maniera troppo semplicistica che era facile avere successo e immettersi sul mercato, è vero, ma bisogna avere delle idee ed essere capaci, mio padre era un vulcano”. Le parole sono quelle di Giovanni Salvarani, figlio di Renzo Salvarani che negli anni 60′ e ’70 ha rivoluzionato il concetto di cucina, e ha inventato il sistema componibile, creando un impero nel settore. Oggi Renzo Salvarani vive nel parmense con una pensione minima, dopo essere stato a capo di un vero e proprio impero economico e il figlio ha sentito la necessità di parlare “perchè sono state dette cose non completamente vere” sull’intera vicenda e in particolare sul fallimento dell’azienda la cui procedura di liquidazione ha visto la parola fine il 10 ottobre 2012, oltre 30 anni dopo.

Signor Salvarani, ci racconta com’è nata l’industria e come si è sviluppata?

Mio padre, di origini umili, è il primo di sette figli di una famiglia di Baganzola, nei primi anni ’50 con uno dei fratelli, Emilio, e con un amico Ermes Ghidini iniziano a lavorare nella falegnameria sotto casa, le case iniziavano ad avere le bombole a gas e loro si inventano i porta bombole. Di lì in poi è un crescendo, già nel ’55 hanno una superficie di 400mq di edifici industriali in cui lavorano una ventina persone. Nel ’59 riescono a piegare il laminato plastico e arrivano i primi piani unici della cucine, e di seguito una serie di soluzioni che rivoluzionano il mercato. A questo punto mio padre inserisce tutti i fratelli nell’azienda a pari quote e pari diritti amministrativi, nonostante il notaio Marchi gli avesse sconsigliato la decisione. Di lì in poi l’ascesa continua con l’ampliamento delle fabbriche, linee assemblate in tutto il mondo,mio padre viene nominato Cavaliere del Lavoro, Consigliere della Banca Emiliana, fa tanto anche per lo sport, dal basket al calcio al ciclismo, disciplina in cui la squadra vince in ogni categoria.

Un’azienda in attivo, cosa non ha funzionato?

Verso la metà degli anni ’70 i diritti dei lavoratori erano sotto i riflettori e le aziende, tutte nessuna esclusa, erano le principali vittime di attacchi, tra il ’75 e il ’76 mio padre scrive alle istituzioni per avere un aiuto: la situazione era difficile, i diritti dei lavoratori andavano sicuramente tutelati ma anche quelli delle aziende non potevano essere messi in secondo piano. Non avendo ricevuto alcun tipo di aiuto o di risposta, nel ’77 mio padre si rivolge all’Unione Parmense degli Industriali, visto che si prevedeva una perdita di 6/7 miliardi. Un errore grandissimo. Una valutazione fatta da due consulenti, Bortone e Zucchetti, stabilisce che l’azienda ha una conduzione troppo familiare e non manageriale e, nonostante i bilanci in attivo, il responso è così negativo da prevedere un intervento: c’è bisogno di un direttore generale che viene individuato nella figura di Gaetano Calabria. Addirittura il Corriere della Sera scrive: “Meno fratelli più manager” e tutti spendono parole di encomio per l’Unione e per il fatto che mio padre non si opponesse a questo ingresso, ma lui voleva il bene dell’azienda ed era disposto a farsi da parte per salvarla.

Cos’è successo all’azienda di suo padre dopo l’entrata in scena dell’Unione Parmense degli Industriali?

Calabria è il nuovo Presidente e Marchi e mio padre sono consiglieri, nell’azienda viene immessa nuova liquidità e sanata al perdita di 6/7 miliardi, per un totale che ammonta a 30 miliardi di lire, e a quel punto mio padre lascia le redini e il denaro in mano a questi signori perchè l’azienda continui a crescere. Questo succedeva a maggio del ’78, nel settembre Calabria chiede altro denaro, nel dicembre dello stesso anno viene formulata la richiesta di estromettere completamente i Salvarani dalla gestione dall’azienda. Due fratelli di mio padre sono d’accordo nel farsi da parte, mio padre no, ma nel gennaio del 1979 arriva la dichiarazione dell’Unione Parmense degli Industriali che avrebbe declinato ogni responsabilità se non avessero firmato la bozza che cedeva di fatto la Salvarani.

Le richieste di denaro frequenti, l’estromissione, suo padre si sarà reso conto di qualcosa, perchè non ha agito?

Mio padre ha agito all’inizio per il bene dell’azienda, permettendo a queste persone di entrare, si è reso conto che non erano affatto in buona fede, ma quel punto loro erano già dentro e, a differenza di quanto è stato detto, mio padre avendo lasciato l’azienda nelle loro mani non aveva possibilità di intervento. Fino al’77 è stato una persona combattiva, quando è entrata in gioco l’Upi e si è reso conto, a poco a poco, di cosa stava succedendo aveva già iniziato a pensare ad altro, non voleva avere a che con questi giochi di soldi e potere, non si è battuto ma queste porcherie non hanno mai fatto parte del suo modo di essere, del resto sono io qui a parlare perchè voglio che si sappia come stanno le cose.

In quel “pensare ad altro” c’era anche la Comsa, ditta che avete messo insieme lei e suo fratello e che aveva ingranato piuttosto bene.

Nel 1981 io e mio fratello avevamo dato vita alla S2 Parma, mio padre aveva dismesso le quote della Salvarani in cambio della Comsa, una srl che produceva antine per la Salvarani, ma ha fatto praticamente la stessa fine dell’azienda di mio padre perchè è spuntato un documento in cui risultava che la Comsa era garante di un mutuo della Salvarani, a nulla sono serviti documenti e la parola di mio padre di non aver firmato nulla e aver dismesso le quote per prendere la Comsa. Abbiamo chiuso.

Sembra un progetto ben definito.

Sicuramente è stato fatto ad personam e con un accanimento mirato, vista l’ingente ricchezza hanno semplicemente cercato uno spiraglio per poter entrare e mettere le mani sui tantissimi interessi in ballo: soldi, terreni, capannoni, industria.

Rimprovera qualcosa a suo padre?

Non doveva sicuramente dividere l’azienda con i fratelli e non avrebbe dovuto rivolgersi all’Unione, ma lo ha fatto a fin di bene

(Foto: parma.repubblica.it)

Info sull'Autore

- Redattore di ZeroSette Settimanale. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

Displaying 5 Comments
Have Your Say
  1. patricia.sbarbori scrive:

    sono una famiglia troppo onesta rispettateli

  2. patricia.sbarbori scrive:

    la vita non va mai come noi
    vorrebero

  3. Aurelia Motta scrive:

    Mi è’dispiaciuto tanto leggere quanto detto da Giovanni Salvarani.Sono la figlia di colui che oltre ad essere operaio fu anche il custode della filiale di Catania precisamente Misterbianco.I Fratelli Salvarani avevano un grande rispetto per i propri dipendenti.Ho vivo il ricordo di tutte quelle persone che svolgevano il proprio lavoro serenamente,i giocattoli ogni anno puntualmente per l’Epifania quanti bei ricordi…Mio padre era Giovanni Motta sapesse Dott.Renzo Salvarani quante volte gli direbbe GRAZIE per quanto ci ha permesso di stare bene e allora adesso sono io che La ringrazio di cuore per tutto.Grazie Dott.Renzo Salvarani Aurelia Motta

  4. daniela scrive:

    Caro Giovanni, ho molto rispetto e affetto per tuo papà-
    I Salvarani hanno sempre dato molto sia a noi dipendenti che all’Italia (vedi esportazioni) che al mondo intero (rivoluzione del concetto di cucina).
    Tutto il mondo ha copiato le idee Salvarani!
    Oggi le cucine in tutto il mondo (America compresa) vengono fatte con le idee dei Salvarani.
    L’Unione degli industrali forse non ha voluto i Salvarani perché erano operai che si sono fatti da soli-
    Sono persone che si meritavano la ricchezza perché se la sono guadagnata
    Sono una ex dipendente.
    Ciao Giovanni
    Daniela

  5. daniela scrive:

    Vorrei anche ricordare Luigi Salvarani – era un ottimo commerciale – molto serio degno di rispetto -
    Non dimentichiamolo.

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Video Zerosette