Published On: mer, mag 22nd, 2013

Un anno di Parma a 5 Stelle

La gioia, la noia, l’immobilità e il movimento: il primo anno di Pizzarotti sindaco

foto_ballottaggi_parma_federico_pizzarotti_sindaco_movimento_5_stelle_grillini_06_1

La cruda realtà è quella di vedere Parma come lo specchio dell’Italia, nel bene, nel male e soprattutto nell’incertezza. È passato un anno da quando Federico Pizzarotti è diventato sindaco, quattro intense stagioni che hanno cambiato il cuore politico della città, promettendo le stelle e raccogliendo almeno qualche spazio di sereno. Nei fatti, però, l’immobilismo è il timbro che, per ora, ha suggellato il primo anno della nuova “Stalingrado” italiana, con le sue contraddizioni e con la sua lenta spinta a risalire da una crisi che è come se avesse riportato l’immagine della sfavillante città del centro destra ad una sbiadita cartolina in bianco e nero.

Parma è stata la città che ha anticipato l’onda alta della marea di Grillo che meno di un anno dopo avrebbe invaso l’Italia, è stata il laboratorio attraverso il quale nuove forme di democrazia e soprattutto di competenze hanno iniziato a confrontarsi con le forme di “vecchia” politica, ma più che altro è stata, ed è ancora, una città di frontiera in cui i desideri di un futuro migliore si trovano ogni giorno a fare i conti con le asperità della vita concreta. Per Pizzarotti, più che per tutti, questo è stato un anno difficile, un anno che si porterà dentro tutta la vita, da cui dipenderà – inconsapevolmente o meno – l’andamento del suo mandato. Dai primi sorridenti, increduli e tentennanti interventi in diretta tv, la consapevolezza di avere in mano le chiavi di una città sotto gli occhi di tutti è cresciuta senza mezze misure.

Così, dall’uomo che muoveva nervoso davanti alla telecamera, è nato un sindaco che ha perso la timidezza, che ha diffidato sempre più della stampa e della televisione salvo concedersi in sparute apparizioni dirette e governate da egli stesso e dal suo piccolo staff. I riflettori di Vignali sono diventati, con Pizzarotti, come piccole candele che a malapena – anche in ottemperanza della “decrescita felice” – illuminano l’ambiente. Alle dichiarazioni da politicanti consumati di ex-assessori dalle autoblu, sono succedute poche stentate parole di una maggioranza schiacciante, fatta di giovani che dell’inesperienza hanno fatto un cavallo di battaglia, facce pulite, che il primo giorno di Consiglio comunale si fotografano in posa come fosse il primo giorno di scuola. Usano le biciclette, i grillini, usano gli autobus, usano le gambe per spostarsi in una città che sembra diventare sempre più piccola, sempre più chiusa in se stessa, lontana dai riflettori per ritrovare una quiete interiore minata da arresti, indagini e corruzione.

Sembra quasi che l’austerity sia diventata la nebbia che da un anno avvolge questo tratto di via Emilia. Sembra quasi che l’arrivo del MoVimento alla guida della città abbia dapprima velocizzato il cambiamento e poi lo abbia cristallizzato in un istante.

Il problema del debito c’è ancora, così come quello del welfare, della liquidità per le imprese, per le famiglie e poi il fallimento dell’idea delle partecipate, la mancanza del lavoro. Temi che tutta Italia condivide e che hanno un’unico mezzo di gestione: il rigore. La Giunta di Pizzarotti, composta da tecnici, amici e qualche sodale di partito è un po’ come la squadra “montiana” che per più di un anno ha tenuto a bada il paese. Imu, irpef, rette scolastiche, tasse sui rifiuti, autovelox, cessioni di quote partecipative e vendite, tagli, cemento, sfratti e politiche di rigore: davvero notate qualcosa di diverso dalla gestione locale a quella nazionale?

La verità è che a crescere, in questo anno, è stata solo la conoscenza di se stesso da parte del sindaco, nato sotto l’ala protettrice del Grillo parlante e che mese dopo mese ha iniziato a capire che è molto meglio imparare a camminare da soli, ha capito che la politica è sporcarsi le mani, come è sempre stato, vedere, incontrare gente, sedersi su poltrone che una volta si odiavano, si odiavano e basta. La verità è che a Parma il MoVimento di Grillo si è dovuto subito scontrare con la dura e impietosa realtà dell’Italia, che non è virtuale, che non è in Rete, ma che è lì, in piazza: pulsante. E non servono i proclami inutili da campagna elettorale, le promesse che fai quando in cuor tuo ti immagini già che sarà difficile, difficilissimo mantenerle. A Parma, Pizzarotti e il MoVimento hanno aperto la città come una scatoletta di tonno e l’hanno messa sotto vuoto, hanno congelato i problemi più difficili per studiarli e capirli, prendendo distacco dalle urlate chiacchiere da bar cui Grillo continua a girare l’Italia.

Il fallimento della democrazia partecipata però è stato lampante. Prima i curriculum, poi i video, poi i sondaggi, poche centinaia di parmigiani interessati. Tant’è vero che così come per la realpolitik, si è persino scelto, negli ultimi tempi, di riutilizzare i questionari cartacei per spingere, di nuovo – forse inutilmente -, la gente a sentirsi parte di un governo cittadino e di un voto su cui non sappiamo in quanti sarebbero pronti a rimettere la propria firma.

Gli anni che ci dividono da una visione più completa della gestione Pizzarotti sono ancora quattro, pochi per capire gli effetti, tanti per notare gli errori. Uno ci è bastato per capire che contro l’inceneritore non si poteva proprio fare nulla e che la vittoria dello scorso maggio è stata solo l’ingresso di un movimento nel grande caravanserraglio della politica, “fatta di gioia, ma anche di noia”.

Info sull'Autore

- Redattore di ZeroSette Settimanale. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Video Zerosette