Published On: lun, mag 27th, 2013

Amministrative: vince l’astensionismo, perde il Movimento 5 Stelle

Elezioni-amministrative-2012_01-2

di SALVO TARANTO – “Il voto alle amministrative non avrà ripercussioni a livello nazionale” si erano affrettati a rimarcare i principali esponenti dei partiti della maggioranza nei giorni scorsi, quasi a voler mettere le mani avanti, ignari del fatto che ad uscire con le ossa rotte sarebbero stati soprattutto i loro principali avversari. Un atteggiamento molto prudente cha ha accompagnato, in modo piuttosto insolito, anche la campagna elettorale condotta da Beppe Grillo, a sottolineare come i barometri di tutte le forze in campo segnassero burrasca. Le avvisaglie di ciò che sarebbe accaduto nel corso di questa tornata elettorale erano già facilmente osservabili. La vittoria degli astensionisti, infatti, era più che prevedibile: uno spettro da esorcizzare con l’entusiasmo della rassegnazione.

Le piazze semideserte nei comizi finali dei candidati sindaco di Roma erano davvero emblematiche della disaffezione dilagante nel Paese: neppure il comico genovese, colui che più di ogni altro avrebbe potuto avvantaggiarsi dall’esistenza di un governo di grande coalizione, è stato in grado di arginare il rifiuto dei cittadini nei confronti della politica o di incrementare i consensi del suo movimento, anzi. Nel 1948 Pietro Nenni, per commentare la sconfitta delle sinistre nelle prime elezioni politiche della storia repubblicana, pronunciò la celebre frase “piazze piene, urne vuote”. A molti decenni di distanza, non si è neanche verificato il risultato opposto, ovvero, al deserto sotto i palchi dei candidati non è corrisposta una copiosa affluenza ai seggi. Ad esprimersi è stato soltanto il 62,38% degli italiani chiamati al voto contro il 77,16% delle precedenti elezioni: un crollo di quasi 15 punti che dà la dimensione dell’inarrestabile allontanamento in atto tra i partiti, vecchi e nuovi, e i cittadini. Il fatto che si sia tornati a votare a breve distanza dalle politiche non ha sicuramente giovato alle percentuali di voto, ma la stanchezza dell’elettore medio non può ovviamente bastare a spiegare quanto avvenuto.

Mettendo da parte l’elemento dell’astensione, il dato politico che però emerge con maggiore nitidezza è il forte ridimensionamento del Movimento 5 Stelle che perde dalla metà ai due terzi dei voti. Reduce dall’incredibile successo di fine febbraio, i grillini hanno registrato praticamente ovunque un calo di consensi dovuto, in parte, anche alla struttura di un movimento cresciuto forse troppo in fretta e dal debole radicamento sul territorio. Nonostante le dinamiche politiche delle singole città siano difficilmente paragonabili le une alle altre, l’impressione è che a livello nazionale i grillini siano stati bollati come inconcludenti pagando il rifiuto di scardinare la Seconda Repubblica formando un governo con il centrosinistra. Se a febbraio buona parte della protesta generalizzata aveva trovato sfogo nella fiducia al Movimento 5 Stelle, adesso l’astensione è apparsa a centinaia di migliaia di cittadini l’unica risposta ad una Politica incapace tout court di produrre sbocchi e soluzioni ai problemi quotidiani.

A Roma, il fronte più caldo su cui si è combattuta questa battaglia elettorale, un elettore su due è rimasto a casa: ha votato soltanto il 54.28% degli aventi diritto contro il 74.49% del 2008. Il candidato del centrosinistra Ignazio Marino, che da parlamentare non ha votato la fiducia al governo Letta facendo di questa scelta un punto importante della propria campagna, è approdato al ballottaggio con il 43% dei consensi. A sfidarlo sarà il sindaco uscente del centrodestra Alemanno, staccato di 13 punti. Si può invece parlare di flop per il candidato dei 5 Stelle De Vito e per l’intero movimento che, soltanto tre mesi fa, aveva raggiunto il 27% sfiorando il primato nella Capitale e che adesso si ferma al 12,4%.

Rimanendo in ambito grillino, a conferma delle valutazioni precedenti, in Valle d’Aosta i 5 Stelle passano dal 18% delle politiche dello scorso febbraio al 6,62% delle regionali non sfondando neppure a Siena dove, nonostante lo scandalo Monte dei Paschi, si attestano attorno ad un deludente 8% contro il 20% di pochi mesi fa. Percentuali ampiamente sotto la doppia cifra anche a Brescia, Vicenza e Treviso, mentre la soglia del 10% viene superata a Pisa ed Ancona: complessivamente, però, i grillini non raggiungono il ballottaggio in nessuno dei capoluoghi chiamati a rinnovare le proprie istituzioni.

Questo voto, che ha ufficializzato la crisi della democrazia italiana, ha dunque proclamato il Movimento 5 Stelle il più sconfitto  tra gli sconfitti dall’astensionismo.

Info sull'Autore

- Redattore di ZeroSette Settimanale. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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