Published On: gio, mag 30th, 2013

Come ti fermo il termo

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di DIEGO GUSTAVO REMAGGI -

Mettiamo il caso che un anno fa Vincenzo Bernazzoli avesse promesso di bloccare l’inceneritore. In quanti gli avrebbero creduto?

D’altronde il comitato Gestione Corretta Rifiuti (Gcr per gli amici), prima ancora delle primarie del centrosinistra, lo aveva pienamente bocciato, valutando le sue risposte in tema “forno” con una media da ultimo della classe, tanto da non farlo arrivare nemmeno al 3. E pensare che in quei giorni, a cavallo tra l’anno nero di Vignali e l’anno d’oro di Pizzarotti, la luce delle 5 Stelle era appena un bagliore lontano così come l’idea di una vittoria al ballottaggio, così come l’ipotesi di avere tanti amici e di metterli nei posti che contano (vedi alla voce “poltrone” di Iren). Insomma, a un anno di distanza sembra tutto cambiato in modo sin troppo ironico. C’erano tempi in cui Beppe Grillo cantava allegro che quello di Pizzarotti e quello di Bernazzoli erano “due mondi lontanissimi. La vitalità della nuova proposta, il mugugno dei vecchi schemi di partito, dell’archeologia partitica”. Salvo poi rincarare ancora di più la dose una volta che il proprio pupillo ebbe la meglio sullo sfortunato candidato di Bersani: “Una grande vittoria che abbiamo già avuto è che a Parma l’inceneritore non si farà più. Questa è una grandissima vittoria. Non volevano fare il referendum? Il referendum lo abbiamo fatto con queste elezioni. Oggi avete questa grande sicurezza: in una città straordinaria come Parma non si farà l’inceneritore”.

Ecco, fermiamoci qui. Dimentichiamo la sparata del capocomico genovese, di pessimo gusto, sul “cadavere di Pizzarotti”, dimentichiamo anche tutte le scuse, i “non lo volevo”, “io, se, ma, però”, dimentichiamo anche gli appelli al vescovo (una volta che la Chiesa non si intrometteva in qualcosa che non le competeva), dimentichiamo anche le cene carbonare, i calci, le sudate carte degli azzeccagarbugli, le biciclettate, le fiaccole. Torniamo indietro nel tempo. Se Bernazzoli avesse detto “Vi fermerò l’inceneritore”, sarebbe stato preso per pazzo?

Ebbene la storia insegna che quando la fantasia diventa realtà ci sono poche parole con cui commentare, tanto più che alla fine le contestazioni le hanno viste sia in piazza Garibaldi che in piazzale della Pace, tanto più che ora è proprio dagli ampi corridoi della Provincia che si inizia a misurare la “salubrità” dell’aria di Ugozzolo. È bastato un sopralluogo per far emergere che i lavori necessari per mettere a regime il depuratore non sono ancora terminati e che la bocca del “forno”, per ora, rimarrà con l’acquolina alla bocca, avida di rifiuti. Quello della Provincia, come si legge nella missiva recapitata direttamente ad Iren, è un vero e proprio “diniego” all’esercizio dell’attività. In poche parole l’inceneritore non avrebbe ancora le carte in regola per accendersi, riscalda i motori, ma è come se qualcuno gli impedisse di innestare la marcia e partire. La multiutility, poi, avrebbe anche detto qualche bugia sulle opere complementari alla costruzione del termovalorizzatore, lavori che dovrebbero essere “funzionali al corretto esercizio dell’attività” e che non sarebbero stati ancora  portati a termine ed avrebbero dato luogo a dichiarazioni “non veritiere”. Altro punto fermo su cui l’ente provinciale non sembra voler arretrare è poi quello della agibilità, una chiave che potrebbe sbloccare molte porte e soprattutto accendere definitivamente il gioiello da milioni di euro costruito da Iren.

Dalla dirigenza della multiservizi però minimizzano. “L’inceneritore è in fase di esercizio provvisorio – dicono -, realizzata proprio allo scopo di condurre tutte le verifiche che è necessario e doveroso effettuare per provare gli apparati e le strumentazioni dell’impianto, anche in condizione di stress, e testare il corretto funzionamento di tutti i sistemi automatici di sicurezza”. Iren Ambiente è quindi “garantista” della propria buona fede ed è sicura di essere ancora in tempo per completare la realizzazione di apparati accessori al funzionamento “a pieno regime” dell’impianto.

Di fronte a tutto questo, l’esultanza del Gcr si è espressa in un telegrafico commento – forse a causa dell’inatteso “colpaccio” -, mentre al Comune di Parma sono cadute del braccia davanti a tale paradosso. Il sindaco ha commentato – in Rete – con un breve comunicato all’insegna del “noi ve l’avevamo detto”, mentre l’assessore Gabriele Folli fa di più e commenta minuziosamente – come giusto che sia -, l’operato dell’ingegner Gianfranco Alifraco, il cui nome pare essere molto noto, ormai, agli uffici di Iren. Secondo Folli – ed ecco un nuovo enigmatico paradosso -, lo stop da parte della Provincia conferma la “bontà della linea adottata dalla Giunta Pizzarotti” ed Iren è cattiva, certo, ma dire che certe sue dichiarazioni non siano “veritiere” è veramente un’uscita spavalda. Sì, perché se Alifraco avesse ragione – e con lui tutta la Provincia -, allora Iren passerebbe per una società “bugiarda” o poco credibile e questo, secondo Folli, farebbe tremare azionisti, la credibilità della multiservizi sul territorio e anche l’amico ambientalista Lorenzo Bagnacani. Se tutto si dovesse fermare adesso sarebbe veramente un colpaccio, ancor più di un referendum o di una vittoria al ballottaggio, Iren si incenerirebbe da sola e Bernazzoli potrebbe iniziare a sorridere, sotto la sua nuova barba e gli impenetrabili occhiali scuri.

Peccato che spesso sia la realtà a superare la fantasia.

Info sull'Autore

- Redattore di ZeroSette Settimanale. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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