Published On: lun, nov 4th, 2013

“Ribelli come il sole (e arnesi da forca)”. Gianluca Foglia incanta alla libreria Ubik “raccontando” le barricate.

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di ANDREA PAPA – “Questa è una storia che se facciamo un paragone sportivo, calcistico…si potrebbe dire che è la sfida tra due squadre: nella prima sono 11 giocatori, nella seconda c’è solo il portiere. Senza un braccio. Dimezzato. Chi vince? Si accettano scommesse. Questa è una storia dell’Oltretorrente di Parma, di un popolo nel popolo. Siamo nel 1922. “

Con queste parole, citando il libro, Chiara Cacciani (giornalista della Gazzetta di Parma), ha introdotto la presentazione del nuovo lavoro di Gianluca Foglia, (in arte “Fogliazza”) “Ribelli come il sole (e arnesi da forca)”, sabato 2 novembre alla libreria Ubik di via Mazzini a Parma. Alla presenza anche di Andrea Marvasi, direttore editoriale della Fedelo’s che non ha esitato a chiarire la forza d’impatto del libro, definito quasi in parte una graphic novel, Fogliazza (accompagnato alla chitarra da Emanuele Cappa) ha incantato e tenuto alta la partecipazione dei presenti per oltre un’ora, affascinando con le parole e catturando l’attenzione (anche del piccolo Lorenzo, un bambino seduto in prima fila a cui il fumettista prima di iniziare ha dedicato un vero e proprio “cortometraggio” su carta) con i propri disegni.

L’opera s’ispira indirettamente a “Mio nonno era un ciliegio” di Angela Nanetti, ed è un piccolo capolavoro di 67 pagine, dove tra schizzi e parole, viene raccontata la storia dei borghi, la storia degli “Arditi del Popolo” di Guido Picelli che osarono sfidare i fascisti nel 1922. Ma Fogliazza (che ribadisce di non aver alcuna intenzione di rubare la scena agli storici), lo fa raccontandola dal punto di vista di un giovane garzone quattordicenne, Soghèt, (la cui figura si ispira abbastanza liberamente a Gino Gazzola), il cui sogno è quello di giocare a calcio. Ed ecco quindi che la storia si sviluppa su un’ipotetica partita di calcio, uno squadrone di undici “cattivi” pronti a vincere con ogni mezzo, che “si sente già Campione del Mondo”, contro una piccola squadretta, composta solo da un portiere, per giunta senza un braccio. E per quanto il risultato possa apparire scontato, ci sarà la sorpresa con “un gol in contropiede” e questa come ribadisce l’autore è storia giunta fino ai giorni nostri.

Una storia di barricate, una partita virtuale tra chi voleva distruggere il campo e chi invece si giocava tutto, vita compresa. “E’ sempre possibile fare delle barricate, – dice l’autore – c’è sempre un motivo per cui valga la pena ribellarsi, ma non son più le barricate di una volta, c’è bisogno di prendere esempio da chi ci ha preceduto e capire che la nostra storia parte da lì, c’è bisogno di fare una barricata che difenda quello che abbiamo ottenuto”. Incalzato da Chiara Cacciani su un’eventuale parallelismo tra il suo libro e il discorso fatto da Aung San Suu Kyi a Parma giovedì 31 ottobre davanti a oltre settecento ragazzi, ai quali intimava di non perdere tempo a guardare un futuro lontano e pensare piuttosto all’oggi, Fogliazza continua quindi la sua parentesi sulle ipotetiche barricate di oggi, “barricate celebrali” come già suggerito da Marvasi, delle quali la più importante è sicuramente quella fatta per proteggere la nostra libertà, (essendo noi nati in un momento in cui la libertà c’era già e non si è dovuto combattere per conquistarla) con la necessità di trasmettere una storia rendendola interessante, senza avere soltanto la pretesa di insegnare. E tutto questo lo fa disegnando, e raccontando aneddoti, (come quelli su Don “Din Don”), rigorosamente in dialetto parmigiano, precisando in conclusione il perché della scelta della libreria Ubik come luogo per la presentazione del suo libro, ritenendola come “un luogo sulle barricate, un luogo che resiste, che lotta e che si afferma”.

“In quegli anni la squadra del portiere dimezzato ha capito molte cose, ma quella che più conta è che svegliarsi la mattina per gridare la rabbia che hai dentro non basta più , quella rabbia bisogna usarla per far rispettare i propri diritti prima che te li abbiano portati via”.

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