Published On: mer, feb 5th, 2014

La politica da bar che vorrebbe cambiare l’Italia

politica da bar

di DIEGO REMAGGI – Schiaffi, insulti, azioni comiche, quando il Parlamento diventa un manicomio. Nessuno l’avrebbe mai detto, ma siamo qui a raccontarvi pagine di una storia tragicomica come mai accaduta nella storia della Repubblica Italiana. Momenti che vanno dagli insulti sessisti e inqualificabili (proferiti da un non discriminante colore politico) alle botte, che hanno reso il Parlamento – nello specifico la Camera dei Deputati – , un’arena in cui, a riecheggiare, sono solamente urla belluine e richiami ad un ordine che sembra ormai sovvertito da insulti, pugni, gag da circo, rispetto a cui i Forconi decembrini, sembrano quasi persone per bene.

Tutto accade dopo il voto, decisivo e all’ultima istanza, sul decreto legge “Imu – Banca d’Italia” mercoledì scorso. “Anziché votare, i deputati Cinquestelle e quelli del gruppo Fratelli d’Italia si sono precipitati sotto la presidenza, tra i banchi del governo – ha scritto Andrea Sarubbi su La Stampa – . I Cinquestelle si erano imbavagliati e tenevano le mani in alto, quelli di Fdi sventolavano un tricolore e tiravano monete di cioccolata; dai banchi Pd partiva il grido “Fascisti, fascisti”, a cui M5S rispondeva “Lobbisti, Lobbisti”. Dai banchi di SEL si intonava Bella ciao”.

Momenti di cui nessuno ancora aveva memoria, neppure, forse, dopo i cappi della Lega Nord, dopo Buonanno che si tingeva in aula di nero per fingersi africano. Insomma, alla fine Laura Boldrini, presidente della Camera, si vede costretta, per forza di cose, a chiudere la seduta. Dai seggi però inizia la baraonda, il deputato di Fdi Rampelli scala i banchi del governo come fossero pareti rocciose ed inizia a sventolare il tricolore, mentre i commessi provano a placarlo rubandogli il vessillo con la forza. Lui però non molla, resiste con una pervicacia tipica degli eroi, mentre al suo fianco un altro parlamentare impreca e si sbraccia con toni minacciosi verso la presidente. E poi? Accade la prima delle situazioni più disdicevoli della settimana. Stefano Dambruoso, in quota Scelta Civica, perde le staffe e colpisce con una gomitata Loredana Lupo. Lei, grillina di ferro, si stava scagliando contro i banchi della presidenza, ma il problema è che Dambruoso è un questore e il suo compito sarebbe stato quello di garantire “ordine” e “sicurezza” nell’aula, non malmenare deputati, tantomeno se di sesso femminile. Le sue scuse, all’indomani, sono sembrate più che un contentino, se aggiungiamo le deprecabili dichiarazioni dello stesso questore che, candidamente, ha ammesso: “Nella mia vita ho picchiato tante donne”. Per lui, le indagini e lo sdegno della Camera, sono tuttora meritate.

Ma non basta. Sì, perché ai deputati del Movimento 5 Stelle non è andata giù la “tagliola” di Boldrini, sono rimasti piccati e indispettiti e decidono di occupare la commissione Giustizia e quella “Affari costituzionali” portando alla sospensione dei lavori. Ed è qui che accade la seconda ignobile scena da bettola di provincia, quando Massimo De Rosa (5 Stelle) taccia alcune deputate Pd di essere lì solo per aver – in modo edulcorato – essersi prestate a favori sessuali in cambio di un seggio. La difesa del pentastellato? “I deputati del Pd – dice De Rosa – mi hanno gridato fascista, a me che ho un nonno che è stato deportato dai nazisti. E allora mi sono offeso e ho sparato una battuta sul sesso orale”. Così come se fosse un allegro scherzo tra amici fanfaroni e sboccati. Anche per lui: sdegno e indagini. Ma ci sono anche episodi più divertenti e meno gravi, come quelli raccontati da Mario Ajello sul Messaggero circa la scena isterica di Alessandro Di Battista (5Stelle, compiaciuto e scomodo ospite delle Invasioni Barbariche) “il quale arriva davanti alla porta della commissione Affari Costituzionali. La trova chiusa. “Aprite! Aprite! Aprite!”. Nessuno apre e lui si avventa in corridoio sull’incolpevole busto marmoreo di Giovanni Giolitti, fa il gesto di volerlo sradicare dalla sue base minacciando: “Ora lo butto giù dalla finestra!”. Poi il renziano Richetti gli dice: “Guarda che la porta è aperta”. E lui: “Ah, pensavo di no, scusa, scusa”.

E dopo? Dopo ci sono i nipoti putativi di Goebbels che bruciano i libri di Corrado Augias, reo di aver contestato Di Battista; dopo ci sono Beppe Grillo e alcuni “bravi” di manzoniana memoria che si chiedono cosa fare, in macchina, con Laura Boldrini, cose sconce, irripetibili, mostruose. Dopo c’è lo sdegno di un Paese che di fronte a queste scene non vorrebbe mai più votare, seguito dalle parole di un esperto di comunicazione come Claudio Messora, nome d’arte ByoBlu, (felice e raro intervistatore di Federico Pizzarotti, Sindaco di Parma) che scrive: “Cara Laura, volevo tranquillizzarti.. Anche se noi del blog di Grillo fossimo tutti potenziali stupratori, …tu non corri nessun rischio”.
Il “condizionale”, dalle parti di Byoblu lo si riserva ad altri momenti, nella programmazione neuro linguistica di Casaleggio e Associati (coadiuvati da menti eccelse come Nik Il N e Rocco Casalino – proprio quello del Grande Fratello-), sembra non essere contemplato. Per ora basta solo indignarci.

 

 

 

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