Published On: mar, lug 15th, 2014

Il Durban’s Tour di Capitan Pizza e dei “bugiardi senza gloria”

pizzarotti

di Raffaele Zinelli – Presidente associazione CartaCanta onlus - A settimane alterne, appena dopo una critica dei suoi ex amici attivisti, una stilettata di Beppe Grillo o un suo gelido perdono, come quello di qualche giorno fa dettato dall’imminenza di nuove elezioni in Regione alle quali i 5 Stelle devono presentarsi senza divisioni, il sorriso plastico di Pizzarotti e la sua difesa da beato angelico del buon lavoro della sua Giunta e dei suoi eroici consiglieri riempiono i media locali, nazionali e perfino d’oltralpe, e qualcuno tra questi, che non patisce direttamente la tassazione e i tagli ai servizi del Sindaco, alla fine s’è fatto convincere dal suo candore e ha mutato atteggiamento nei suoi confronti giungendo a considerarlo non più “l’incompreso” ma la vittima incolpevole delle tante inversioni di rotta alle quali sarebbe stato costretto dalle circostanze e comunque dalla sua fiera consapevolezza che “solo quando da cittadini ci si fa Stato [!], si comprende la differenza tra ciò che si può fare e quello che si vorrebbe fare” (Facebook 12/06/2014).

«Non sono di Parma, ma trovo che Pizzarotti stia lavorando bene. Ha ereditato una situazione devastante (per colpa di Pd e Pdl) e ci sta provando. E secondo me ci sta provando bene. I primi a difenderlo, convintamente, dovrebbero essere i 5 Stelle … Governare è appena più complicato di promettere. La polemica sull’inceneritore è capziosa e un po’ disonesta, perché Pizzarotti non poteva impedire che l’inceneritore partisse. La campagna elettorale all’insegna del “fermeremo l’inceneritore” l’ha fatta molto più Grillo che lui. E invece loro che fanno? Si danno i calci negli zebedei da soli, come tanti piccoli Tafazzi … Perché queste energie sprecate, questo masochismo, questo gusto innato per l’auto-sabotamento? Possiamo parlare di cose serie e chiedere agli integralisti ortodossi, che certo avranno le loro ragioni, di litigare al telefono o comunque in privato?» (Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano 13/06/2014).

Questa critica a Grillo e a Casaleggio mossa da un giovane giornalista molto vicino al Movimento 5 Stelle, alle sue istanze e ai suoi presupposti fondativi, riassume bene il pensiero del sorridente Pizzarotti-Rockfeller (manovrato dal “marito” e dal mentore politico Vagnozzi) e di quanti con Scanzi avvertono come incomprensibile e autolesionista il litigare all’aperto e non in famiglia da parte degli “attivisti” 5 Stelle, e tanto più sul mancato stop all’inceneritore su cui la polemica sollevata sarebbe per loro perfino “capziosa e un po’ disonesta”.

Ora, ricordando che il Movimento 5 Stelle ha fatto della trasparenza e della democrazia diretta il primo dei suoi comandamenti (forse qualche volta peccando d’ingenuità, come sul rimborso degli scontrini dei parlamentari e però dimostrando piena coerenza agli impegni presi con gli elettori), siamo sicuri che il tema dell’inceneritore sia così secondario per tutti e non solo per gli “integralisti ortodossi” a cui Scanzi ha rivolto il suo sfogo? Dopo tutto nel programma elettorale del Movimento 5 Stelle di Parma, sul quale Pizzarotti dimentica di aver raccolto i “suoi” voti, vi sono ben 8 pagine dedicate all’ambiente, ai rifiuti, all’acqua, all’agricoltura e all’energia, tutte materie sulle quali la multiutility IREN proprietaria dell’inceneritore riflette in qualche modo la sua non proprio linda attività e ciò nonostante ora, a forno acceso, Pizzarotti assicura «la mancanza di impatti negativi dell’inceneritore sull’immagine e la qualità dei prodotti della Food Valley» e insiste «nell’applicare la raccolta differenziata spinta in collaborazione con IREN fino al 2016, benché il contratto con l’azienda scada quest’anno».

A dirlo non è CartaCanta ma la dozzina di attivisti del Movimento di Parma usciti sotto il nome di “Amici di Beppe Grillo di Parma e provincia” (un nome che nelle intenzioni doveva essere parlante) perché sempre più in dissenso con la linea politica di Vagnozzi e adottata dalla “maggioranza” di attivisti schierata a difesa di Pizzarotti, settanta/ottanta persone in tutto, tant’è dopo due anni di governo locale la consistenza numerica del gruppo svogliatamente affittuario del logo 5 Stelle. D’altronde a far intendere la loro minuscola dimensione e la loro pressoché totale assenza sul territorio locale e provinciale è un loro consigliere di Parma che ha ammesso come “non è facile conciliare tutto, l’impegno in Comune assorbe al 105%; le critiche vanno benissimo, però forse gli Amici di Beppe Grillo, che non siedono in Consiglio potrebbero attivarsi sul territorio” e similmente anche il loro portavoce quando dice che “Qualcosa è stato sbagliato ci siamo legati poco, confrontati poco, siamo stati travolti dall’attività consigliare, ora dobbiamo anche cominciare a formare nuove persone che entreranno nei Consigli comunali”. Brrr, a formare come e su cosa?

A parte che siamo preoccupati delle materie che questi “docenti” hanno la pretesa di andare ad insegnare, c’è da dire che non dovranno sudare molto a prepararli dato che, non essendosi mossi per tempo sul territorio perché sempre seduti a votare le scelte di programma suicide di Pizzarotti, nel prossimo quinquennio i nuovi consiglieri 5 Stelle nella provincia di Parma saranno soltanto 7 mentre a Modena e provincia saranno 50.

Tuttavia, come si è letto, una buona parte degli esterni al Movimento, simpatizzanti o elettori come Scanzi, ritiene che i “grillini” (appellativo impronunciabile per i pizzarottiani che infatti hanno sempre chiesto “per favore non chiamateci grillini”) dovrebbero discutere pubblicamente di cose serie e risolvere tutte le beghe in famiglia, come il mancato stop all’inceneritore che secondo loro non è da addebitare a Pizzarotti, al massimo colpevole di un peccato veniale, ma semmai a Grillo per aver fatto troppa campagna elettorale contro il forno e preteso dal “Pizza” l’impossibile non considerando che il “poverino” ha dovuto subito affrontare cose ben più importanti e gravi come la devastante situazione finanziaria lasciata dalla precedente Amministrazione, un’attività di risanamento nella quale peraltro, sempre secondo loro, Pizzarotti si starebbe cimentando bene e al punto, aggiungiamo noi, da meritarsi la lode affatto formale da parte dell’ex Presidente dell’Unione Industriali di Parma per il quale “Le scelte compiute dall’amministrazione comunale per risanare l’indebitamento dell’ente sono meritevoli d’apprezzamento” (Il Mattino di Parma.it, 23/06/2014) rimarcata anche dal quotidiano Le Monde.
Scanzi però è stato onesto nel premettere che non è di Parma (e infatti ha pestato attribuendo anche al PD locale la colpa della “situazione devastante” lasciata da Vignali poiché i fatti, almeno in questo caso, sono andati diversamente) ed altri dovrebbero esserlo altrettanto nel confessare di non conoscere a modo le circostanze e le ragioni che vedono noi e tantissimi altri, a partire dalla Commissione Audit sul debito pubblico, in radicale disaccordo con la posizione arrogantemente remissiva (perché basata sull’ignoranza) e di stampo ragionieristico assunta dal Sindaco Pizzarotti e dalla sua Giunta che infatti sono diventati immediatamente preda dei poteri forti e dei marpioni locali.

Eppure fin dalle prime ore del loro insediamento Pizzarotti e Vagnozzi non possono certo dire di essere stati lasciati soli da Beppe Grillo, da consulenti esterni, da esperti locali o dall’ampia platea di cittadini-informati che li avevano votati (e tutti nel volgere di poche settimane inspiegabilmente messi alla porta) e che da loro si aspettavano quanto meno, come abbiamo già scritto a suo tempo in una lettera aperta all’assessore Laura Rossi, “scelte se non di coraggiosa innovazione almeno di buon senso”.

Ha detto infatti l’economista Loretta Napoleoni intervistata da Repubblica-Parma.it il 6 giugno 2012 “Proprio ieri ci siamo incontrati per la prima volta con Federico Pizzarotti, insieme a me c’erano Maurizio Pallante [esperto di tecnologie ambientali] e Pierluigi Paoletti [analista finanziario]. Il nuovo sindaco è al lavoro da pochi giorni, diamogli pace. Il nostro servizio di consulenza sarà gratis, stiamo già studiando le prime mosse … Con noi tre consulenti c’è un sacco di altra gente pronta a dare una mano … ce la stiamo mettendo tutta, lavoriamo giorno e notte, stiamo ricevendo la solidarietà di tanti. E il motivo è semplice: se riparte Parma riparte l’Italia”. Ma dopo pochi giorni a ripartire da dov’era venuta è stata Loretta Napoleoni con gli amici che s’era portata appresso mentre la Parma di Pizzarotti e l’Italia sono rimaste nel pantano. A confermarlo è stata la stessa Napoleoni diversi mesi dopo che ha così giustificato la sua dipartita: “Il rapporto si è poi interrotto perché il progetto non è partito. Io, insieme ad altri due consulenti, ho fatto delle proposte a Pizzarotti, proposte che però alla fine non si sono concretizzate per una serie di motivi”.

Quali fossero questi motivi e l’esatta provenienza di tutti i consiglieri prezzolati successivamente incontrati da Pizzarotti non si è mai saputo ma è un fatto che contemporaneamente il neo Sindaco ha iniziato a vacillare pericolosamente nei suoi atteggiamenti iniziali verso lo stop all’inceneritore, la ristrutturazione del debito lasciato da Vignali e le promesse contro la privatizzazione dei servizi sociali.

D’altronde appena dopo il voto Pizzarotti aveva detto che “I cittadini di Parma hanno eletto me e non Grillo” e questo di rimando che “A Parma non ha vinto Pizzarotti, ma i cittadini” rammentandogli gli impegni presi con gli elettori e la loro radicale voglia di cambiamento. Quello di Pizzarotti è stato un anticipo di vanagloria o un’uscita disattenta davanti alla stampa che era lì pronta, come suo diritto e mestiere, a fare le pulci alle prime parole pronunciate dal “grillino” nominato alla guida di Parma-Stalingrado? Onestamente va riconosciuto che in quell’occasione il pensiero di Pizzarotti era stato capziosamente distorto ma pure che neppure lui era stato capace di spiegare quanto si sentisse intimamente “grillino” nel senso di quanto condividesse le parole d’ordine, le ragioni e, perché no, anche i toni accesi usati da Grillo per invitare i cittadini a votare per il cambiamento. La spiegazione imbarazzata data da Pizzarotti che Beppe era soltanto il megafono del Movimento e lui un cittadino fra i tanti eletto per amministrare la città (scalognati noi che fra tanti ci sia proprio capitato un piscialetto) lasciava aperti molti dubbi sulla sua vera anima perché il “per favore non chiamateci grillini” lo abbiamo bene a mente come anche gli impegni presenti nel loro programma elettorale e nelle linee di mandato del Sindaco presentate, discusse e approvate dalla sua amorfa maggioranza consiliare.

Tra quelle parole, poi subito gettate nelle ortiche, ricordiamo quelle riguardanti gli asili nido e gli anziani presenti nel “Programma Elettorale Parma 2012-2017” dove riguardo ai primi “l’amministrazione deve incrementare gli investimenti nelle politiche sociali” con l’impegno ad “una contrattazione unica pubblico/privato con retribuzione analoga e piano di formazione condiviso” e riguardo ai secondi che “risulta necessario e urgente incrementare l’attenzione alle esigenze della cittadinanza anziana in termini di assistenza e di supporto specifico” dato che “le persone della cosiddetta “terza età” sono una risorsa viva ed insostituibile per il benessere sociale della nostra città” e quindi anticipando un “incremento delle iniziative tese alla valorizzazione della persona anziana nel proprio contesto familiare e nel tessuto sociale, come soggetto rilevante per la società”, il “potenziamento di centri diurni per anziani, anche parzialmente autosufficienti” e lo “sviluppo di un servizio di screening della popolazione anziana dedicato al supporto di tutte quelle situazioni in cui le persone sole intendono continuare a condurre vita autonoma”.

Sulla retromarcia dei pseudo grillini sugli asili nido è istruttivo leggere quanto Fabio Bonati ha scritto il 28 novembre 2013 su ParmaQuotidiano.info. “La Paci qualche giorno fa era fra i relatori di un’assemblea pubblica organizzata da ‘La scuola siamo noi’ per discutere di asili e materne di Parma. «Il Movimento 5 Stelle aveva assunto nel suo programma elettorale l’impegno di procedere alla dismissione di ParmaInfanzia e di ParmaZeroSei, per ri-pubblicizzare progressivamente la gestione dei nidi e delle scuole d’infanzia del territorio. Il Comune farà davvero quanto annunciato?», ha chiesto Roberta Roberti di ‘La scuola siamo noi’ alla vicesindaco. «No», la risposta di Nicoletta Paci (ma davvero è vicesindaco?!?), che incurante di trovare una scusa minimamente plausibile per salvarsi la faccia, ammette: «Su queste società e sugli asili ci avevano informato male». Quindi ora farà esattamente il contrario di ciò per cui era stata eletta”. Ricorda poi Bonati che “Paci nell’assemblea ha detto anche un’altra cosa: «Lo statuto di ParmaInfanzia prevede lo scioglimento della società alla fine del 2042. Magari ne riparliamo nel 2042» … Almeno Scilipoti ha tradito per pagarsi il mutuo”.
Quindi Bonati conclude (anche a nome nostro): “Si vede che siamo stati informati male in tanti. Ci avevano informato male quando abbiamo pensato che chi si candida per cambiare le cose, quelle cose le conosce … Ci avevano informato male quando abbiamo creduto che le scelte politiche di fondo non sono legate a questioni tecniche, ma a idee generali slegate da qualsiasi informazioni puntuale. Ci avevano informato male quando abbiamo sperato che si potesse avere almeno l’onestà da persone che arrivavano fresche fresche alla politica, l’onestà intellettuale almeno. Ci avevano informato male quando siamo stati sfiorati dall’idea che una persona eletta per fare una determinata cosa (non so, evitare di accendere un inceneritore, ad esempio, o fermare la privatizzazione dei servizi pubblici), una volta capito che non può riuscirci, lasci il posto ad altri”.

Comunque il contenuto delle “Linee Programmatiche di Mandato 2012-2017” di Pizzarotti sugli anziani erano ancora più vincolanti prevedendo tra l’altro la “riqualificazione e riorganizzazione dei servizi residenziali”, il “superamento dei centri diurni come luogo di parcheggio di disabili e anziani con l’avvio di soluzioni alternative quali portierato sociale e condomini solidali”, la “valutazione di un progetto di delocalizzazione delle case protette per superare lo sradicamento dell’anziano dal suo contesto abituale” e pure il “favorire un accordo tra Comune, AUSL ed Assessorato alle Politiche per la Salute (RER) volto a stabilire la necessità di dimostrare l’impossibilità ad ampliare e/o migliorare il servizio pubblico, prima che venga concesso un accreditamento a privati”.

Ma se la Paci ha impiegato diciotto mesi a fare retromarcia molto meno, solo uno, anzi soltanto 27 giorni (dalla sua nomina del 12 luglio alla sua delibera del 9 agosto di affossamento dell’ASP) ha impiegato l’Assessore Laura Rossi per indossare la casacca di Scilipoti che infatti, dopo aver promesso a luglio a noi e all’opposizione che sulla situazione di ASP se ne sarebbe discusso nella prima commissione consiliare di settembre, il 9 agosto concordava con il divoratore di bilanci dell’Azienda (l’ex Presidente Cattani) una delibera contenente un nuovo piano strategico fallimentare che inchiodava ASP all’accreditamento delle sole strutture a gestione diretta (e quindi all’esternalizzazione della struttura dei Lecci e di tutti i servizi ex Comune che le erano stati in precedenza conferiti in perdita) e all’alienazione dello storico complesso assistenziale Romanini-Stuard.

E pensare che soltanto tre giorni prima, il 6 agosto 2012, la Rossi aveva presentato alla città su YouTube il suo progetto di “welfare condiviso e partecipato” nel quale affermava: “Non vogliamo calare dall’alto le politiche riguardo questi temi così delicati, in qualsiasi situazione in cui si vuole fare una parte di strada insieme a qualcun altro bisogna concordare insieme dove si vuole andare”.

Probabilmente il 19 marzo scorso il Giuda Antonioli, allora Assessore ai servizi sociali di Roccabianca (Comune socio dell’ASP di Fidenza), si è rifatto alla sua omologa Rossi nell’accoltellare alla schiena la sua ASP. Non aggiungiamo altro se non che la delibera della Rossi era tanto vigliaccamente in linea con quella dell’ex accoppiata Vignali-Lasagna da consentire a Paolo Buzzi, l’ex Vicesindaco di Vignali, di ricordarle che “nella delibera del 9 agosto il M5S riconosce il buon lavoro della precedente amministrazione riguardo alle strutture per anziani – contrariamente a quanto affermato nel programma elettorale o a quanto enunciato nelle utopistiche linee programmatiche di mandato” (Repubblica-Parma.it, 02/09/2012).

Già, le linee programmatiche di mandato totalmente rimangiate dalla Rossi dell’assessorato con portafoglio vuoto in quanto, come si legge nel suo indiscutibile “Piano Strategico per il Welfare” (come quello dell’ASP secondo lei giustificato da una situazione parabellica che richiede rigore e cieca obbedienza all’autorità), “la situazione finanziaria del Comune di Parma impone delle scelte” ed “è ineludibile la necessità di fare scelte importanti rispetto ai servizi da sostenere e a volte da potenziare rispetto ad altri che non potranno essere più garantiti” ragion per cui “il concetto stesso di ‘diritto esigibile’ diventa relativo nel momento in cui le fonti di finanziamento non garantiscono la complessiva sostenibilità del sistema”.

La nostra amata Rossi si è dunque inventata una sorta di “carta annonaria” dei servizi sociali dove ogni servizio (famiglie, adulti, disabili, minori, anziani non autosufficienti) è stato razionato e quindi “tesserato” per essere distribuito attraverso i negozianti del “privato sociale” alla lunga fila dei richiedenti e poi, non bastante la “tessera del pane” (fresco) si è inventata pure quella del pane raffermo che consiste, si legge sempre nel suo “Piano Strategico per il Welfare”, nel “vigilare e coinvolgere nel sistema dei servizi le tipologie di servizi socio-assistenziali non sottoposti ad autorizzazione al funzionamento” che per chi non lo sapesse non sono soltanto gli appartamenti protetti e i gruppi appartamento per anziani e disabili gestiti dalle solite cooperative ma pure le famigerate “case famiglia”, luoghi privati di falsa cura e di segregazione, gestiti da singoli privati mossi per di più da un facile tornaconto economico (perché in queste “case” il nero è di “casa”), frequente motivo di segnalazione ai NAS per gli abusi e violenze che vi vengono perpetrate a danno degli “affittuari” malati, soltanto ufficialmente parzialmente autosufficienti e sempre più spesso non autosufficienti, che non trovando risposte adeguate, sia in termini di corrette informazioni che di semplici “posti” letto, dagli uffici dei servizi sociali vengono indirizzati (sovente con la complicità del medico di “famiglia” e oggi sappiamo anche con il consenso dell’Ausl perfino in caso di malati gravemente non autosufficienti) a costi proibitivi, dai 2.000 ai 2.700 euro al mese, in queste “case” che nulla hanno a che vedere con la cura della persona malata.

Adesso finalmente sappiamo chi ringraziare (ricordiamo nell’ordine: Comune, medici di famiglia, Ausl) per lo sviluppo incontrollato a Parma di questi surrogati scaduti dell’assistenza socio-sanitaria e sanitaria che fioriscono di pari passo con l’appassire delle disponibilità istituzionali al finanziamento delle cure in ambiente sia residenziale che domiciliare finendo per consolidare un mercimonio dell’assistenza del tutto legale e parallelo a quello pubblico e privato accreditato.

Info sull'Autore

- Redattore di ZeroSette Settimanale. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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