Published On: lun, dic 8th, 2014

“Magic in the Moonlight”: Woody Allen e l’eleganza dell’irrazionale

Ciò che trovo straordinario, in Woody Allen, è la sua capacità di sorprenderti. Ha il talento di produrre film terribilmente noiosi e scontati (vedi “To Rome with Love“…) e altri capaci di colpirti, lasciarti perplesso, indurti a pensare, indurti a voler scrivere, a mezzanotte di giovedì sera, un commento al suo ultimo film: “Magic in the Moonlight“.

L’ultima pellicola di Allen che mi abbia veramente appassionato, per la sua eleganza e per la sua profonda leggerezza, è stata “Match Point“: una suggestiva introspezione della vita scandita dai ritmi imprevedibili di una partita di tennis. Punto focale della narrazione è il tema millenario, esoterico oltre ogni definizione, del fato, oggetto dei più malati patemi mentali mai sofferti dalle stirpi di filosofi e pensatori che questo mondo abbia dato alla luce.

I film successivi sono stati, anche se ammetto di star semplificando un po’, una delusione dopo l’altra. Questo fa’ eccezione.

“Magic in the Moonlight” è un’interessante miscela di luoghi comuni e citazioni colte, dialoghi banali e monologhi sorprendenti, il tutto allestito nella bella cornice della Costa Azzura d’estate, nei ruggenti anni ’20.

Se dovessi trovare una costante, nelle qualità di Woody Allen, questa sarebbe la genialità degli ambienti in cui piazza le sue storie. Ambienti sofisticati, ameni, sapientemente costruiti sul mito mai dichiarato della sua borghesia: frivola e ingenua, spietata nella sua soave assurdità. E così è stato anche qui, dove la massa di fastidiosi aristocratici e cortigiani, sempre alticci e sempre allegri, costituisce lo sfondo di tutta la vicenda del film.

Protagonisti sono il bravissimo Colin Firth (Premio Oscar 2011 come miglior attore protagonista in “Il discorso del re”) e la bella Emma Stone, nota ai più per aver interpretato Gwen Stacy in “The Amazing Spider-Man“.

Ovvero Stanley, incarnazione del pensiero logico, della razionalità e più in generale del positivismo fermo e arrogante di inizio ‘900, e Sophie, ladruncola sfacciata e disillusa: la storia ruota attorno a loro, e alla loro relazione, in apparenza così inconciliabile. Lei che si dichiara una sensitiva e lui che tenta di smascherarla a tutti i costi.

Woody Allen, con “Magic in the Moonlight”, ripercorre le strade che aveva abbandonato dopo “Match Point”, e ci riporta su quella riflessione di fondo che caratterizza, oggi più che mai, il nostro mondo. Esiste una verità? E’ davvero tutto così risolvibile? Può l’uomo spiegarsi nella nudità di un’equazione?

Sono queste le domande che Allen ci pone, con arguzia e calcolata leggerezza. Nietzsche e Hobbes accompagnano tutto il monologo interiore di Firth alias Stanley, che continua a ripetersi “Dio è morto!” e con lui tutto l’invisibile, senza esserne del tutto convinto. Il finale è scontato ma porta a riflettere. E’ davvero così semplice lasciarsi andare all’irresistibile frenesia dell’irrazionale? 

Non necessariamente ogni cosa ha un senso. In tutti noi c’è un po’ di Apollo e, sopratutto, molto Dioniso. Woody Allen questo lo sa e, con “Magic in the Moonlight”, vuole provare a farcelo capire.

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Orari di programmazione per Magic in the Moonlight a Parma

‎98min‎ - ‎Commedia‎ - ‎Doppiato‎
The Space Cinema Parma Barilla - Largo Fausto Bocchi, 29/A, Parma - Mappa
‎15:00‎ - ‎17:20‎ - ‎19:40‎ - ‎22:10‎
The Space Cinema Parma Campus - Tangenziale Sud, direzione Langhirano, uscita 15 (zona Campus) - Largo Sergio Leone, 7/a, Parma - Mappa
‎11:15‎ - ‎15:20‎ - ‎17:40‎ - ‎20:00‎ - ‎22:20‎
D’Azeglio D’Essai - Via D’Azeglio, 33, Parma - Mappa
‎16:00‎ - ‎18:15‎ - ‎20:30‎

Info sull'Autore

- E’ nato nel 1994 e studia Scienze Politiche all' Università di Bologna. Ha ideato e realizzato “Pianeta Baobab”, rubrica web-televisiva dedicata ai giovani coinvolti nel sociale. Per Lulu Press ha pubblicato “Libero video in libero stato”, e-book sulla libertà d’informazione televisiva in Italia.

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