Published On: mer, mar 18th, 2015

“Io, figlio degenerato della Gazzetta, faccio le pulci ai potenti”

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40 anni di carriera tra fatti e misfatti: è Fabrizio Castellini direttore della Voce di Parma

Lui Fabrizio Castellini, dopo aver percorso le strade del giornalismo, diciamo così, “nor-male”, firmando perfino importanti scoop per giornali come Oggi, Gente, Epoca, La domenica del corriere, Sette del Corriere della sera, da anni ha scelto quella del giornalismo scomodo. Quello che non guarda in faccia i potenti e che ha come “credo” la ricerca della verità. Il giornalismo d’inchiesta, che ha terreno fertile negli Stati Uniti (ricordate il caso Watergate?) ma che in Italia è inviso e osteggiato.

In questa città dove l’intreccio tra affari e politica, come viene dimostrato, è alta, c’è la speranza di un futuro migliore? 

La speranza ovviamente c’è. Ma non me la danno i poteri forti di Parma, me la dà la gente, che ha cominciato ad aprire gli occhi. La gente che si è stufata di un certo modo di fare politica. La speranza me la danno i recenti risultati alle elezioni amministrative di Milano e Napoli, dove hanno vinto personaggi scelti dalla gente, non dai partiti. Potrebbe capitare, lo spero, anche a Parma.

Tu con il tuo giornale fai le pulci ai “potenti”. Quante querele hai preso?

Non tengo più il conto delle querele che ho preso: forse più di cinquanta. Mi sono beccato sei, sette condanne in primo grado e una in appello, già prescritta. Ma nessuna condanna definitiva. Nessuno vuole credere che io abbia ancora la fedina penale pulita. Invece mi dispiace per i miei nemici, ma è proprio così”.

Quindi avrai un “collegio di difesa” ben agguerrito… 

Ma va… Non pago nessun avvocato. Ho una laurea in giurisprudenza e mi difendo da solo. E con il passare degli anni sono diventato sempre più bravo a difendermi. Io sono un giornalista serio, non invento le storie, quindi, con pazienza e tanta attenzione, alla fine riesco a dimostrarlo. Pensa che qualcuno è arrivato a dire che io “destabilizzo” Parma. Mah…

Prima de La voce di Parma dirigevi un’altra testata “contro”… 

Sì, Il giornale di Parma, che fondai nel 1998. Allora avevo un finanziatore. Ma i poteri forti riuscirono a farmi fuori. Proprio mentre il settimanale aveva preso piede e aveva superato cinquemila copie di vendita. Ma questa escalation dava evidentemente troppo fastidio e così, non sto a spiegare come perché sarebbe una storia lunga, riuscirono a strapparmi la direzione e il giornale stesso. Che poi è morto. Allora io, nel 2001, ho fatto nascere La voce di Parma. Questa volta senza finanziatori, quindi senza padroni. E forse è proprio per questo che io e il mio settimanale siamo ancora qui.

Sono riusciti a “scipparti” Il giornale di Parma. Riusciranno a farti chiudere La voce? 

Questo non credo che sia più possibile. Certo, ci hanno provato in tutti questi anni. Hanno sparato tutte le pallottole che avevano in canna, sono stato perfino sospeso per due mesi dall’Ordine dei giornalisti… Però ora credo proprio di aver conquistato, sulla mia pelle, il diritto di esistere. Se nessuno è riuscito a farmi fuori prima, penso che ormai non ci provino nemmeno più. Io credo che la maggiore preoccupazione del Palazzo fosse quella che il mio “caso” uscisse dai confini della città, diventasse un “caso nazionale”.

Perché ce l’hai tanto con i potenti della città? 

Io non ce l’ho per partito preso con i potenti della città. Sto solo dalla parte del cittadino, diciamo che mi comporto come una specie di “difensore civico”. Non ho altri interessi. Tengo monitorata la città e dico quello che vedo. Se poi questo va contro gli interessi di qualche potente… Qui non è questione di colorazioni politiche, l’ho già detto. Io faccio battaglie soprattutto a favore della gente, dei cittadini. Ho fatto una battaglia per esempio, per ora perduta, contro l’assurdo balzello del consorzio della bonifica parmense, ho portato alla luce il caso delle polizze islandesi di Cariparma, ho condotto battaglie contro la metropolitana e contro l’inceneritore. La prima vinta, la seconda… quasi , visto che il sindaco proprio venerdì scorso (nel 2011 ndr.) ha chiuso il cantiere essendosi accorto che mancano le necessarie autorizzazioni. Insomma… mi do da fare.

Qual è il vero problema di questa città, secondo te? 

Ce n’è più d’uno, ma il consociativismo è un bel guaio. Quando sembra che comandi la destra c’è sempre lo zampino della sinistra. Quando sembra che il pallino sia in mano alla sinistra c’è sempre lo zampino della destra. Esempio: quando Pizzarotti vince un appalto, non è mai solo. Spesso è in cordata con una cooperativa rossa…

Quindi, solo contro tutti… 

In pratica sì. Da anni per esempio con La voce prendo di mira soprattutto personaggi del centro destra semplicemente perché da anni alla guida di Parma c’è il centro destra. Quando sarà comandata dal centro sinistra nel mirino ci saranno i signori del centro sinistra. Insomma, non è questione di destra o di sinistra, prendo di mira chi ha in mano la città e d eventualmente lo fa in modo maldestro.

Ma i parmigiani, secondo te, apprezzano il tuo lavoro? Ti seguono? Ti sono riconoscenti?

A Parma tutti ormai hanno capito che io sono un giornalista serio e che La voce di Parma è un giornale serio, nonostante lo sputtanamento giudiziario al quale sono stato sistematicamente sottoposto. Ma molti parmigiani sanno anche, adesso, che la mia fedina penale è rimasta comunque pulita e… qualche motivo ci sarà. Purtroppo il mio giornale è rimasto un organo di informazione “di nicchia”. Spesso va esaurito, grazie agli scoop, ma sempre di nicchia resta. Grazie alle guerre che mi sono state fatte, non ha avuto l’espansione che era nei miei voti e che stava avendo il precedente settimanale, Il giornale di Parma. Non a caso non ha un filo di pubblicità. Nessuno si azzarda a raccogliere pubblicità per La voce, per paura di ritorsioni. E nessuno ha il coraggio di dare pubblicità alla Voce, per lo stesso motivo. Però, fortunatamente, La voce di Parma è ancora qui, al suo posto, e ormai posso dire che chiuderà solo quando lo deciderò io.

Qual è la battaglia giornalistica di cui vai più fiero? 

Io credo sempre a quello che faccio. Ma qualche soddisfazione, è vero, me la sono presa. Per esempio, quando scoppiò il caso Parmalat, diedi la notizia che il procuratore capo Panebianco, il quale si stava battendo per portare a Parma tutto il processo Parmalat, era stato rinviato a giudizio. La notizia fu ripresa da tutti i giornali italiani. E da quel momento forse per la prima volta c’è stato il riconoscimento globale del ruolo de La voce di Parma. Vado molto orgoglioso di questo. Da allora ho cominciato a respirare un po’. Prima La voce era considerato un giornale scandalistico e io venivo definito una “penna avvelenata”. Da allora invece il mio settimanale ha avuto la consacrazione di giornale serio.

Non credi di aver mai fatto qualche toppata? Qualche errore di percorso? 

Toppate no, direi di no. Ho sempre agito in buona fede. E non ho scheletri negli armadi. Se li avessi sarebbero riusciti a farmi fuori.

Come sei arrivato al giornalismo?

Dunque, andiamo per ordine. Dopo il liceo scientifico mi sono iscritto all’università e mi sono laureato in giurisprudenza. Per anni ho assistito legalmente un gruppo di cooperative, nel Reggiano. Ma dentro di me c’era il tarlo del giornalismo, lo sai bene. Come, non ti ricordi? Mi piaceva molto scrivere e sognavo di entrare in un giornale. Ti chiesi aiuto. Tu telefonasti ad Attilio Fregoso e così cominciai la mia collaborazione con la Gazzetta di Parma, allo sport. Poi tu sei andato alla Mondadori e grazie a te ho collaborato anche a Bolero Teletutto.

Ma va… Francamente non ricordavo. Quindi io sono stato il tuo primo sponsor “giornalistico”… 

Sì, proprio così. Ma subito dopo ho cominciato a camminare con le mie gambe. Sono stato direttore di Radio Parma 2 e poi sono entrato, come cronista giudiziario, alla Tribuna di Parma, diretta da Fabio Amodeo. Era un quotidiano che era sostenuto dai piccoli commercianti della città. Era nato con l’obiettivo di diventare un’alternativa alla Gazzetta di Parma. Ma non andò così. Proprio nel periodo della Tribuna, occupandomi di giudiziaria, scoprii un sacco di intrallazzi, di schifezze. Quel periodo è stato molto importante, molto formativo per me. Mi è rimasto qualcosa dentro. Un qualcosa che poi ho sviluppato anni dopo. Comunque, poi andai a Milano, sono stato redattore di Epoca, con direttore Donelli. E poi ho collaborato con Oggi, con Gente, con la Domenica del corriere. Offrivo scoop sul duce. Mi ha sempre appassionato, come giornalista, quel periodo di storia italiana.

Quali scoop, in particolare? 

Per esempio, trovai a Gualtieri il primo amore di Mussolini. E un’altra volta riuscii a far dire a Vittorio Mussolini, il figlio del duce, che suo padre il 25 luglio 1943 si era messo d’accordo con il re per farsi arrestare. Ricordo che Vittorio mi fece andare da lui un sacco di volte per rileggere, correggere, limare, modificare. Ma fu un grosso scoop, che Oggi, direttore Occhipinti, pubblicò in tre puntate. E per Epoca scoprii altre cose grosse su Mussolini. Per esempio che il fatto che fosse stato ucciso dai partigiani era una balla. Si era trattato in realtà di un’operazione dei servizi segreti inglesi. E secondo la mia ricostruzione, era stato Malcolm Schmidt a uccidere Mussolini. E intervistai anche Dorina Mazzola, che allora era l’ultima testimone oculare dell’uccisione di Claretta Petacci. E per il settimanale Sette del Corriere della sera scopri che Adolf Eichman si era rifugiato nelle colline reggiane. In quel periodo scrissi anche un libro, Il ribelle di Predappio, che fu pubblicato da Mursia.

Non hai nostalgia di quel tempo? I grandi servizi, gli scoop… 

Be’, un po’ sì. Ma ormai mi sono infilato in un’altra strada… Tempo di lacrime e sangue.

In tutti questi anni di “giornalismo – contro” non ti sei mai detto “ma chi me lo fa fare?”

Sì, me lo sono detto. Ma la risposta è: ci sono cose che non dipendono dalla tua volontà. Mi sono trovato in questa strada e vado avanti. Ma non è facile. Con La voce ho completa autonomia, nessuno mi può condizionare, ma sono solo contro tutti, sono tagliato fuori da tutto. Se uno non si unisce al coro il Palazzo lo tiene al margine della società.

Dov’è la sede del tuo giornale? 

Sì, la sede c’è, ma è “clandestina”. C’è e non c’è. Mi sposto continuamente, come Gheddafi, per non dare punti di riferimento. Però posso anche aggiungere che queste mie esperienze lavorative mi hanno fatto capire quanti intrallazzi ci siano tra il mondo politico e le aziende.

Con quello che fai non ti consideri un “extraterreste”? 

L’hai detto. In effetti io sono un extraterrestre. Una persona normale, nella mia situazione e con quello che mi hanno fatto, non avrebbe retto più di un mese. Pensa che credo di essere stato l’unico giornalista in Italia a venire condannato non per la solita diffamazione a mezzo stampa, ma addirittura per “ricettazione di noti-zie”…

Spesso sul tuo giornale si vede la firma di Luigi Boschi, altro giornalista – contro della città, un altro fuori dal coro… 

Non c’è un motivo particolare. È una firma come tante altre. Sai, il mio giornale si chiama La voce di Parma, no? Ecco, e io do voce a tutti coloro che desiderano collaborare. A titolo gratuito, per puro rapporto di amicizia. Chi desidera far sentire la sua … voce, è benvenuto.

Parma è una città corrotta o il bubbone che sta scoppiando è soltanto una manovra politica in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno? 

Parma è una città mafiosa. E la corruzione è una conseguenza. Comunque, è vero. Con gli arresti dei giorni scorsi è già cominciata la campagna elettorale. Molto probabilmente il centro-destra segnerà il passo, tornerà una giunta rossa, o rosa pallido, però senza scossoni, con il solito giochino del “cambiare nella continuità”. Ma non possiamo sottovalutare che alla prossima chiamata alle urne ci sarà l’incognita della gente. Sai, quelle centinaia di persone che erano a protestare davanti al municipio… Significano qualcosa. È la gente che non ne può più. E che non dà più retta ai partiti. La gente ha cominciato a ragionare di testa sua. Guarda cos’è successo a Milano, a Napoli. Non hanno vinto i partiti, ha vinto la gente. Spero che questo succeda anche a Parma, l’anno prossimo.

E tu continuerai a far sentire la tua “voce”… 

Ma certo. La voce di Parma esisterà fin che lo vorrò io.

 

(Achille Mezzadri – Pramzan Blog 2011) 

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  1. Ernesto Mancini scrive:

    Ciao Fabrizio, sono un dipendente dell’Azienda Ospedaliera di Parma, e vorrei essere contattato per segnalarti vari fatti, piu’ o meno gravi, commessi dall’attuale management del Maggiore. Il mio numero: 328/6112033. Ciao Ernesto Mancini

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