Published On: mer, apr 22nd, 2015

Italicum e minoranza dem: la resa dei conti

Che Renzi proceda col piede sparato sull’acceleratore, l’abbiamo capito. Che non si fermi davanti a niente e nessuno, l’abbiamo capito. Che l’attenzione alle voci minoritarie e lo spirito democratico non siano le sue qualità più eccelse, l’abbiamo capito. L’hanno capito tutti, ormai, da mesi, e il prurito dell’urticaria antigovernativa sembra avvicinarsi al suo limite di sopportazione. A destra, nello sconforto generale, Brunetta parla di “democratura”, accostando alle doti d’economista quelle di glottologo: il neologismo (nemmeno tanto “neo”, in realtà) come s’intuisce è una fusione tra le parole “democrazia” e “dittatura”, mirato a forzare la tinta di autoritarismo che da mesi Forza Italia si diverte a spennellare sul premier.

La questione che tanto fa arrabbiare l’ala azzurra dell’emiciclo (e non solo) è l’Italicum, la nuova legge elettorale promessa a inizio mandato da Renzi. Passata inizialmente in sordina ai tempi del Jobs Act (parzialmente già sprofondato nell’oblio delle cronache), l’Italicum si è alternato con la riforma del Senato al ruolo di “sbollentatore delle accademie”: i suoi critici, infatti, sono per lo più professoroni, intellettuali, giuristi d’alto rango e, naturalmente, i dissidenti del suo promotore, tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione. Nella maggioranza, tuttavia, i dissidenti si ritrovano proprio nelle file del Partito democratico, in quella da tempo ribattezzata come “minoranza dem” a.k.a. “la sinistra del partito”, quelli che insomma mese dopo mese mandano giù un rospo dietro l’altro. Che all’opposizione l’Italicum non piaccia, dunque, pare normale: rientra nella sua natura di avversario politico. Quel che invece preoccupa è lo scontro interno che ancora una volta si consuma tra i banchi dei democratici, ormai giunti, parrebbe, alla definitiva resa dei conti.

Non tragga però in inganno quest’ultima espressione, “resa dei conti”: i nodi al pettine che i vari Bersani, Bindi e Speranza si troveranno a dover sciogliere, a partire da lunedì, non sono tanto quelli che da un anno a questa parte si frappongono tra loro e il governo, quanto quelli che con estenuante retorica i suddetti si ostinano a presentare nel dibattito pubblico. Che la legge non passi, francamente, mi pare improbabile. Quasi sicuramente il governo porrà la fiducia e, in caso di voto segreto, l’eventuale (e flebile) emorragia dei dissidenti Pd troverà un contraltare nei voti dei verdiniani, i fedelissimi di Denis Verdini sempre più distante dalle posizioni del Cavaliere, fortemente contrario alla nuova legge elettorale. Con l’approvazione dell’Italicum il Partito democratico sfonderà definitivamente al centro, fino a lambire le coste della destra. Anche perchè, in assenza di un centro-destra compatto, ad oggi non esiste una reale alternativa di governo al Pd, che come ha ribadito ieri sera a Otto e mezzo Rosy Bindi, si prefigura sempre più come il Partito della Nazione: gioiscono i renziani, si scandalizzano terrorizzati tutti gli altri.

A quel punto, davanti all’ennesima sconfitta, i “riformisti” dovranno iniziare a pensare sul serio alle prossime mosse, dovendo definitivamente concretizzare la propria coerenza tra idea e azione. La resa dei conti è vicina e la sinistra del Pd deve decidersi a drizzare la schiena, stavolta sul serio. O iniziano a remare contro davvero o soccombono definitivamente alla “disciplina di partito”. A quel punto, però, il glottologo e neologista Brunetta avrà avuto ragione, e la “democratura” di Renzi, perlomeno all’interno del Pd, si compirà una volta per tutte.

Info sull'Autore

- E’ nato nel 1994 e studia Scienze Politiche all' Università di Bologna. Ha ideato e realizzato “Pianeta Baobab”, rubrica web-televisiva dedicata ai giovani coinvolti nel sociale. Per Lulu Press ha pubblicato “Libero video in libero stato”, e-book sulla libertà d’informazione televisiva in Italia.

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