Published On: gio, gen 22nd, 2015

Professione libraio: l’odissea di Salvo Taranto

Dalla Sicilia all’Emilia, percorsa al contrario: Ferrara, Bologna, infine Parma. Oggi è libraio alla Ubik, in via Oberdan, dove sta scoprendo un mestiere capitato “quasi per caso”, nuova tappa (l’ultima?) di un viaggio iniziato 15 anni fa. L’odissea di Salvo Taranto, trentatreenne “siciliano di nascita, parmigiano d’adozione”, come si definisce su Twitter, inizia nel 2000 subito dopo il diploma. L’amore per le parole se lo porta dietro dal liceo: sogna di diventare romanziere, ma ben presto scopre l’utilità sociale che si può dare all’uso del linguaggio, grazie al giornalismo. Radio, televisione, carta stampata e infine il web. Per poi approdare tra i libri.

Nasce sul mare, Salvo Taranto, nella bella Milazzo. La stessa Milazzo della storica battaglia garibaldina, la stessa Milazzo da cui si parte alla scoperta delle Isole Eolie, la stessa Milazzo del petrolchimico che ne annerisce il cielo già dagli anni ’70. Cresce in mezzo a questo contrasto: da un lato il panorama splendido delle spiagge da Magna Grecia, dall’altro il porto sudicio, invaso da raffinerie e acciaierie. Parma l’ha in mente già da ragazzino, da quando giocava a pallone giù nei campi polverosi e si immaginava il boato dei tifosi crociati del Tardini, esultanti ai goal di Chiesa e Zola. Nonostante ciò, esclusa una piccola parentesi milanista, tifa da sempre la Roma. Ha scoperto la nostra città prima da studente, iscritto al nostro ateneo, poi come giornalista: per Teleducato, Gazzetta di Parma, Zerosette e infine Rosso Parma, che ha diretto per 4 mesi, da novembre 2013 a febbraio 2014.

I principali ostacoli lungo la tua carriera di giornalista?

L’essere giovane, paradossalmente. L’essere nato nel decennio sbagliato: ti ritrovi a fare lo stesso lavoro di tuoi colleghi più anziani, a volte facendo il doppio, se non il triplo, venendo retribuiti meno della metà. Perché lo fai? Perché hai una passione che ti spinge, perché è un lavoro che ami. Alla lunga, però, la frustrazione ti divora dentro.

In quei momenti di frustrazione cosa ti spingeva ad andare avanti?

Il desiderio di mostrare a me stesso che si può oltrepassare quello che, a detta degli altri, è impossibile. “Non fare il giornalista! E’ una professione senza futuro!”, mi veniva detto dai miei colleghi più anziani. E quella frase mi faceva arrabbiare. Cavolo, ho i tuoi stessi diritti, ho la tua stessa determinazione a fare questo lavoro. Perché non posso? L’amore per le parole, però, spesso non ti riempie il portafoglio. E una vita da precario, alla lunga, diventa insostenibile. Ad un certo punto bisogna essere realisti, capire che si deve provare a sognare qualcosa di diverso. La rinuncia ai sogni, però, mai, è qualcosa che non mi piace.

E questo, dopo la direzione di Rosso Parma, ti ha indotto a cercare un’altra strada…

Sì, c’è stato un lungo periodo di ricerca di lavoro, parecchio frustrante. Ho fatto anche un colloquio per diventare pescivendolo in una catena di supermercati, ma mi hanno scartato. Quando ti ritrovi ad autodimensionarti alla ricerca della concretezza, ma comunque senza risultati, il colpo lo subisci. Il distacco dal lavoro di giornalista, praticato per molti anni, è stato duro. “Il lavoro nobilita l’uomo”: è vero. Quando non hai prospettive di averne uno non riesci più a convivere bene con te stesso, con le tue aspirazioni e con la tua convinzione di avere un talento che non sei riuscito, o non hai potuto, dimostrare.

E poi…

E poi si arriva a fare il libraio, che è l’unico mestiere che non mi fa rimpiangere il precedente. Proprio facendo il giornalista, durante alcune presentazioni di romanzi organizzate alla Ubik, ho conosciuto quelle due persone meravigliose che sono Giovanni Musumeci, ora mia socio, e sua moglie, Carmen Saraceno. Quando la scorsa estate si è aperta la possibilità di subentrare nella società, mi ci sono fiondato, rendendomi conto che era probabilmente l’occasione, con la “O” maiuscola, che stavo aspettando. E ora, immerso in questa “foresta di idee” che è una libreria, sto imparando ad amare questo mestiere.

Se dovessi dare un consiglio a chi sogna una carriera nel mondo delle arti, della cultura, dell’informazione…quale sarebbe?

Di sognare responsabilmente. Se si sogna solo col cuore o solo con la testa si è destinati a scontrarsi, prima o poi, con l’assenza di sogni o con la mancanza di realtà. Bisogna usare il cervello e il cuore in maniera sincronizzata, con umiltà; e quando si vede che la strada davanti a sé è sbarrata, senza rimedio, bisogna cercare un’altra via. Ci sono tanti percorsi diversi che vanno nella stessa direzione. Se si ha un sogno, vale la pena provare a conoscerli.

Noi siamo “quelli della crisi”: c’è una via d’uscita?

La crisi è negazione di prospettive e di sogni. Tuttavia, può anche offrire possibilità, può stimolare a cercare nuovi modi per ripartire. E’ vero, siamo la generazione della crisi, ma i nostri nonni venivano da un paese devastato dalla guerra e sono comunque riusciti a consegnare alla generazione successiva l’Italia del boom economico. Siamo un paese di cultura: sfruttiamolo. Serve fantasia, serve tenacia. Noi forse siamo “quelli della crisi”, è vero, ma in questo senso siamo la generazione che si deve rimboccare le maniche: non può essere l’iPhone o l’aperitivo la via maestra della propria esistenza. Esistono tanti buoni motivi per svegliarsi, ogni giorno, e darsi da fare per essere meno pessimisti del giorno precedente. Siamo la generazione della crisi, ma possiamo anche uscirne.

Da buon libraio, che lettura consigli a chi vuole farcela “a tutti i costi”?

A proposito dei sogni e della tenacia nel rincorrerli, potrei consigliare un libro di Giuseppe Catozzella, “Non dirmi che hai paura”: è la storia di Samia, ragazza somala, che ama correre e sogna di partecipare alle olimpiadi. I fondamentalisti islamici prendono il potere, nella sua Mogadiscio, e lei è costretta ad allenarsi col burqa, di giorno, e nello stadio vuoto al buio, di nascosto, la notte. E’ disposta a fare di tutto per realizzarsi, senza lamentele, senza arrendersi. E quindi…

Info sull'Autore

- E’ nato nel 1994 e studia Scienze Politiche all' Università di Bologna. Ha ideato e realizzato “Pianeta Baobab”, rubrica web-televisiva dedicata ai giovani coinvolti nel sociale. Per Lulu Press ha pubblicato “Libero video in libero stato”, e-book sulla libertà d’informazione televisiva in Italia.

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