Published On: gio, mar 12th, 2015

Un anno di C.A.C.C.A: la fanzine più originale di Parma

Il nome rimane impresso, senza dubbio: Cacca! Però si scrive con le lettere tutte maiuscole, separate da puntini: C.A.C.C.A. Ah ecco! Infatti è un acronimo, anche se arrivati a questo punto lo avrete già capito: Cose A Caso Con Attenzione. Potrebbe essere un film di Wes Anderson, o un libro di Lemony Snicket, e invece è il nome di una fanzine artigianale, edita da un gruppo di giovani parmigiani. Di cosa si occupi esattamente è un mistero per tutti, o meglio, una sorpresa; per ogni numero viene scelta una parola e un colore e tutti i collaboratori ideano e stendono le loro considerazioni al riguardo: chi scrivendo, chi illustrando. Le pagine di C.A.C.C.A. sono piene di articoli, racconti e anche di illustrazioni, fotografie, disegni. Tutto è iniziato da un paio di amici e una manciata d’idee, creatività e dedizione a manetta: la ricetta iniziale di C.A.C.C.A. era questa, poi ha preso piede e in città si è sparsa la voce. Così la redazione, composta da 5 persone, si è ingrandita e oggi conta svariati collaboratori da tutta Italia. Il lavoro è meticoloso ma, in termini monetari, “non paga”: il profitto è nullo per scelta, anche se la comunità di lettori ed estimatori si sta estendendo lungo tutto lo stivale. Ogni numero di C.A.C.C.A. viene cucito a mano e distribuito in svariati punti della città (Chourmo, libreria Mondadori dell’Eurotorri, e-cut…). E forse è proprio questo il suo punto di forza: C.A.C.C.A. è anacronistico! Con la stampa che fa l’inchino al web, con l’artigianato che ossequia l’automatismo del lavoro, con la creatività asfissiata dal grigiore, C.A.C.C.A. è antitetica a tutto ciò, e questo mese compie un anno di vita.

365 giorni di cose a caso con attenzione, coerenti col più elegante dei paradossi: una precisa imprecisione, di arte, poesia, fotografia e scrittura.

Francesco Cibati (23), della redazione, ci ha raccontato il primo anno di C.A.C.C.A.

Francesco, com’è che vi è venuto in mente di fare C.A.C.C.A.?

C.A.C.C.A. È nata per caso, come giustamente lascia intendere il nome, dalle menti di Giacomo “Mha” Gerboni e Nicola Manghi durante l’estate del 2013. Per essere precisi è nata a Collecchio, al Parco Nevicati, durante il Collecchio Film Festival. Di esigenze vere e proprie non ce n’erano, più che altro c’era la voglia di comunicare contenuti, e dare la possibilità di fare lo stesso a chiunque volesse. Sono stato coinvolto e ne abbiamo parlato davanti a qualche bicchiere di vino e pian piano ha preso forma. In seguito sono arrivati Matteo Sclafani e Stefani Cognata che hanno dato un aiuto fondamentale per tenere insieme il progetto.

E da lì, poi…? 

Giacomo è un illustratore, Nicola un sociologo, Matteo un artista che sa il fatto suo, Stefani è curatrice d’arte e io un designer grafico piuttosto pignolo. Non è difficile fare due più due: la produzione di testi e illustrazioni è libera e aperta a tutti, ma i lavori vengono selezionati e revisionati, e in ultima istanza impaginati cercando di mantenere una coerenza di numero in numero. A causa di lauree e trasferte all’estero abbiamo dovuto aspettare dall’estate del 2013 fino a marzo 2014 per poter pubblicare il numero zero, la prova generale, che poi -per fortuna- ha avuto un bel proseguo.

In questo primo anno di C.A.C.CA. ci saranno state diverse difficoltà, no…?

Ogni giorno una nuova! Innanzitutto mettersi d’accordo su ogni minimo dettaglio, trovare un equilibrio interno. Tutte le scelte progettuali e il finanziamento iniziale per stampare il numero zero, vendere la quantità minima necessaria di copie in tempi utili per poter stampare il numero successivo, la scelta dei contenuti da impaginare, rilegare a mano cinquecento riviste ogni volta, l’organizzazione degli eventi e le trasferte in altre città per festival e presentazioni… Devo dire che ogni difficoltà però ha pagato con belle soddisfazioni e incontri entusiasmanti.

C’è chi vi direbbe che siete pazzi: tutto questo a guadagno zero?

C.A.C.C.A. Non è a scopo di lucro, non fa parte della sua natura e in ogni caso, anche volendo, non ne avrebbe la possibilità. Abbiamo investito cento euro a testa io, Giacomo e Nicola ormai un anno fa, e da lì siamo andati avanti vendendo le copie al prezzo simbolico di due euro (poco, pochissimo più del prezzo di costo).Devo ammettere che il nostro disinteresse nei confronti del guadagno ci ha dato non pochi problemi: siamo perennemente in bolletta, in corsa contro il tempo per recuperare abbastanza soldini da poter stampare il numero successivo. Ora stiamo pensando di aprire un e-commerce: C.A.C.C.A. È seguita un po’ in tutta Italia e molti non sanno come recuperare le copie… speriamo che questo aiuti anche noi nel finanziare i numeri! Un ringraziamento va di certo fatto alla piattaforma per crowdfunding culturale BeCrowdy e i ragazzi che la gestiscono: senza di loro probabilmente saremmo affondati qualche mese fa.

La selettività, nella scelta degli autori, immagino sia un criterio fondamentale. Identikit del collaboratore ideale?

Vogliamo bene a tutti, indiscriminatamente. Però vogliamo un po’ più bene a chi rispetta le scadenze, le battute nei testi, i margini e il codice colore nelle illustrazioni. Alcuni collaboratori sono oltremodo intraprendenti, ci aiutano a portare la rivista in altre città organizzando eventi, a rilegare, a tenere i banchetti. Altri sono un po’ sbruffoncelli e pretenziosi ma, sai com’è, il mondo è bello perché è vario!

Democrazia unica via? La selezione della parola chiave e del colore come avviene?

Abbiamo un gruppo su facebook, Cacca /collaboratori, dove per ogni numero pubblichiamo un questionario aperto: tutti possono proporre una parola, e tutti possono votare le proposte. Dopo un certo tempo chiudiamo il sondaggio e la parola più votata sarà il tema della prossima pubblicazione; ci siamo invece tenuti il diritto di scegliere il colore, anche per una questione di semplicità organizzativa.

Allora posso proporre una parola per il prossimo numero? Se ti dicessi “CRISI”, da direttore artistico come struttureresti il lavoro?

Direttore artistico è un titolo molto altisonante, che forse non meriterei: tutto quello che faccio è incastrare i lavori di altre persone all’interno di pagine formato A4, e correggere gli errori di battitura. Se la prossima parola fosse “crisi” inizierei informandomi sulle sue varie accezioni e sfumature, a farmi aspettative sul tipo di contenuto che potrebbe arrivare, ed è qua la cosa bella di C.A.C.C.A.: di certo non mancherebbero interpretazioni pessimistiche, ma ci sarebbero anche tante persone che vedono la crisi come un’opportunità per rimboccarsi le maniche e cambiare in meglio. La pluralità dei punti di vista è forse la cosa che mi affascina di più in questa fanzine.

E l’orizzonte di C.A.C.C.A.? Com’è? A cosa ambisce il progetto?

A trovare una stabilità e un format sostenibile, sia dal punto di vista del carico di lavoro che economicamente: stare dietro a tutto lavorando in maniera volontaria è bello, ma anche molto faticoso. E poi, ovviamente, aumentare sempre più il numero di pagine, per dare a tutti la possibilità di esprimersi!

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Tutti i numeri di C.A.C.C.A. finora pubblicati sono sfogliabili online a questo indirizzo

Info sull'Autore

- E’ nato nel 1994 e studia Scienze Politiche all' Università di Bologna. Ha ideato e realizzato “Pianeta Baobab”, rubrica web-televisiva dedicata ai giovani coinvolti nel sociale. Per Lulu Press ha pubblicato “Libero video in libero stato”, e-book sulla libertà d’informazione televisiva in Italia.

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