Published On: mar, mag 31st, 2011

ATTUALITA’ – Stiamo perdendo l’essenza della democrazia

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di Marcello Frigeri

È inevitabile: ci stiamo incanalando in un sistema sempre meno democratico e più tecnico, meno d’opinione e forse troppo istintivo. Al di là dei difetti soliti della democrazia, oggi possiamo parlare di due importanti problematiche: 1) la tecnocrazia e 2) il “direttismo” referendario.

Il primo: il problema odierno della democrazia è che si sta trasformando sempre più in una tecnocrazia, o governo dei tecnici. Significa che il cittadino è sempre più lontano dal capire le questioni che infiammano la discussione politica, e più distanti si è dal comprendere cosa intendono i rappresentanti politici – quando ad esempio “filosofeggiano” sul Pil, sul sistema fiscale, sul federalismo, ma anche su temi come riforma della giustizia e separazione delle carriere – e meno si può parlare di democrazia; come insegna Norberto Bobbio, infatti, tecnocrazia e democrazia sono una l’inverso dell’altra: la democrazia si regge sulla ipotesi che tutti possano decidere tutto. La tecnocrazia, al contrario, pretende che chiamati a decidere siano i pochi che se ne intendono. Un recente caso di tecnocrazia, o voto tecnocratico, è il quesito referendario del 12 e 13 giugno a cui i cittadini sono chiamati a rispondere: sfido il cittadino che vota a comprendere il significato del primo dei quattro quesiti, che così recita:

Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?“.

Racconta Bobbio: “via, via che le società sono passate da una economia familiare a quella di mercato, da quella di mercato ad un’econima protetta, regolata e pianificata, è ovvio che i problemi politici che riguardano competenze tecniche sono aumentati”. Il problema maggiore, oggi, è riportare all’individuo una democrazia che nonostante rivesta ancora le sue caratteristiche ideali, come il voto elettorale o referendario, non ha negli argomenti e nelle decisioni un’immagine sufficientemente cristallina.

Il secondo: se da una parte ci sfugge il controllo sulle questioni che interessano la cosa pubblica, dall’altra rischiamo di trasformare l’opinione, elemento integrante della democrazia, in un direttismo che nuoce alla democrazia stessa. L’incarnazione più avanzata di questo “mostro” è la democrazia elettronica. Mettiamo infatti che ogni sera, seduti davanti ad un computer, noi siamo chiamati a rispondere con un sì o con un no a questioni fondamentali quali la privatizzazione liberista dei servizi pubblici, l’indipendenza della magistratura dal potere esecutivo o il federalismo fiscale. In questo caso le nostre idee in merito non saranno più forgiate dalla discussione reale con altri individui, che magari la possono pensare diversamente da noi, ma in solitudine: schiacciando un tasto bypasseremo il contrasto con opinioni differenti. Il direttismo referendario al computer è un sistema che ci porterà inevitabilmente “all’autogoverno integrale”. Il che è fattibile, ma è ragionevole? Il presupposto è che si dovrà passare da una democrazia elettorale, in cui i cittadini costruiscono le proprie opinioni sul confronto delle idee, ad una democrazia elettronica, dove le decisioni si prenderanno singolarmente e separatamente. Nel secondo caso dovremmo avere un popolo davvero informato e competente, altrimenti avremo un sistema suicida: se dovessimo affidare questioni fondamentali ad analfabeti politici, che sanno poco o niente dei temi su cui prendere le decisioni, allora anche quel poco di democrazia resterà sì tale, sarà pur efficace, ma sicuramente non efficiente.

Info sull'Autore

- Redattore di ZeroSette Settimanale. Mi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti.

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