Published On: mer, lug 13th, 2016

La rovinosa caduta dell’Icaro de “Noantri”

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L’imbroglio di Marco Rosi allo Stato per far arrivare 11 milioni di euro alla Parmacotto he navigava in cattive acque

La notizia che la Guardia di Finanza lunedì 3 luglio ha eseguito un maxi sequestro d’urgenza di 11 milioni alla Parmacotto, bloccandone l’intero patrimonio, non ha meravigliato coloro che sono addentro a certe cose di casa nostra. Si sapeva che Marco Rosi, patron della Parmacotto, aveva fatto nel tempo salti mortali per uscire da una situazione finanziaria e societaria sempre in bilico. Uno di questi salti non è riuscito e ci ha rimesso la faccia (aveva ottenuto dalla Simest, società dello Stato, 11 milioni in conto capitale fasificando il bilancio 2010) e forse ha messo in dubbio la possibilità di ottenere il concordato. Auguriamoci per l’azienda e per i lavoratori che ciò non succeda. Il Rosi però non lo merita perchè era considerato un simbolo dell’imprenditoria parmense di cui era stato presidente ed i simboli devono  essere all’altezza del loro ruolo.

L’udienza per l’omologa del concordato prevista per il 6 luglio scorso è slittata al 12 ottobre, il piano concordatario, che prevede una ristrutturazione dell’azienda con il mantenimento dell’attività, era stato votato dalla maggioranza dei creditori: il sì all’omologa sembrava quasi un pro-forma. Ora il futuro della Parmacotto torna in forse. Occorre pure rilevare che il rappresentante della Simest nel consiglio Parmacotto non aveva approvato il bilancio 2013 per mancanza di chiarezza e per “i risultati sorprendentemente negativi che dallo stesso bilancio emergono”. Sulla partecipazione della Simest al capitale Parmacotto sono state anche presentate critiche interrogazioni al ministro Padoan.

Un inciso; quando il Marco Rosi era presidente dell’Unione Industriali rilasciò nel 2004 al “Sole 24 Ore” la seguente dichiarazione sul crac Parmalat: “Qu.

Queste dichiarazioni le potevano rilasciare forse altri parmigiani, ma non il Rosi che di “mesdossi” ne ha combinati. Uno di questi lo troviamo nel libro “Marpa” del quale abbiamo pubblicato, nei numeri scorsi, ampi stralci a puntate. Su “Zero Sette” del 5 maggio scorso era narrata la “Reusurrectio dei prosciutti cotti”, una vicenda che è finita in tribunale per una querela del  Marco Rosi, il quale però prima dell’udienza finale del processo rimise la querela stessa che, pare, fosse del tutto infondata e che la rigenerazione dei cotti in magazzino fosse veramente avvenuta: data la ricottura in autoclave non vi sarebbero stati danni alla salute, ma il cambio di scadenza sulle cosce rappresentava una frode alimentare.

Il capitoletto del libro citato finiva con una frase che non abbiamo pubblicato ma che ora diventa quasi profetica; eccola: “La mitologia, che spesso fornisce chiavi di lettura esistenziali, può essere invocata anche nella vicenda umano-imprenditoriale del pluridecorato Marco Rosi per sconsigliargli di imitare Icaro e volare più alto di quanto lo permetta il valore delle proprie penne. Su di lui è sceso il silenzio stampa”. Silenzio che, a posteriori, è stato violato dalla notizia del sequestro di 11 milioni di cui hanno parlato giornali locali, nazionali e televisioni.

Ma torniamo all’insegnamento della mitologia. Il Rosi si è sempre mosso sopra le righe quasi a pretendere una visibilità da grande personaggio.

Ha cercato ed ottenuto di essere nominato Cavaliere del Lavoro, ha ottenuto che l’università, o meglio il rettore pro tempore, facesse in modo di concedergli la laurea ad honorem e così permettergli di cancellare davanti al suo nome la qualifica di ragioniere sostituendola con quella più consona di dottore. Gli interventi encomiastici sulla stampa, specialmente quella locale, non si contano.

Fece notizia nei primi anni 2000 l’inaugurazione della sua grande villa a Forte dei Marmi cui fu dato il  nome di “Santocielo” subito ripresa dal giornale patinato del “Forte”. Ora la bella villa pare sia in procinto di passare ad un acquirente russo, ma si dice siano sorti problemi catastali. Abbiamo ottenuto dall’archivio del settimanale “La Voce di Parma” la prima pagina dell’incontro del villeggiante Rosi col giornalista fortino, che pubblichiamo e pubblichiamo pure stralcio di un’intervista su Economy che parlava dei “Timonieri” d’industria e che titolava con le sue parole “Io insacco solo successi”. In  quell’intervista parlava di Barilla che aveva avuto problemi con la Kamps tedesca ma che ce l’avrebbe fatta, mentre rivelava un suo sogno nel cassetto: “Fare l’editore, ma ho rinunciato perchè ho capito che non era proprio il mio mestiere”. In un’altra intervista si paragonò ad una gazzella nella savana, affermando inoltre che guardava sempre avanti “con gli occhi sognanti di un bambino”.

Insomma ne ha dette tante, qualcuna però se la poteva risparmiare avendo sempre presente che quello che un timoniere dice, se poi il vascello va a fondo, gli viene ricordato; ed uno di questi ricordi lo pubblicò La Voce di Parma nel 2004 quando, dopo le affermazioni contro Tanzi, vi apparve un articolo che narrava di un suo fine settimana sull’aereo e la “barca” di Tanzi, cui aveva portato in dono un paio di culatelli. Un’escursione avvenuta l’estate precedente il crack.

Ora già vi sono persone che gradirebbero che ad un tale timoniere fossero tolte le onorificenze ottenute come la laurea, il cavalierato, il premio Sant’Ilario del Comune, ecc. Ma forse la cosa è superflua, questi titoli valgono solo se uno li ha saputi portare.

Chiudendo questo doveroso articolo non possiamo che affermare quanto, come parmigiani, ci spiaccia vedere il mesto tramonto di uno che era reputato fra I figli migliori della città; a lui non possiamo che augurargli di superare questo momento. Spesso le cadute spingono a risorgere. Buona fortuna.

LUIGI DERLINDATI

 

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