Published On: mer, set 28th, 2016

L’autore di “Marpa” risponde ad alcune nostre domande

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Dopo la pubblicazione a puntate dei punti salienti del libro “Marpa” di Luigi Derlindati, che ha permesso a chi non la conosceva di addentrarsi nella realtà segreta della città e ha indotto coloro che l’avevano conosciuta per sentito dire ad acquistarne una copia, era nostra intenzione completare questo interessante intervento con un’ intervista, ma purtroppo ciò non  è stato possibile anche causa il periodo feriale. Non abbiamo però desistito e, passate le vacanze, abbiamo raggiunto il dott. Derlindati per un breve colloquio.

 

Il suo libro, ha toccato punti critici della vita cittadina e chi  l’ha letto ha apprezzato, oltre al contenuto il modo sobrio con cui l’ha scritto: ha avuto dei riscontri o anche delle querele, dato il tono non certo bonario con cui ha trattato i marpioni?

O questa è una domanda per iniziare una chiacchierata o devo concludere che non conosce la marpioneria cittadina. Come in occasione dell’uscita del mio precedente racconto venti anni fa (“L’insetto e il Pachiderma” n.d.r) anche questa volta non solo nessuno si è preso la briga di denunciarmi, ma addirittura gli interessati hanno cercato in tutti i modi di stendere un placido silenzio su questa pubblicazione, a parlarne si sarebbero tirati la zappa sui piedi; specialmente se avessero sporto querela. Anche se immaginavo che nessuno si sarebbe mosso, me lo auguravo; il discorso si sarebbe dilatato non poco, ma ai marpioni non mancano né furbizia, né realismo.

Allora, facendo una provocazione, se si aspettava tutto ciò forse non valeva nemmeno la pena di impegnarsi a scrivere un libro di 170 pagine.

Anche rendendosi conto che certe denunce cadranno nel vuoto, una persona responsabile che ama la verità e rifiuta di farsi prendere in giro dall’andazzo generale montato dai marpioni, deve sentire una specie di imperativo categorico a non tirarsi indietro, foss’altro per lealtà verso se stesso ed i suoi concittadini.

Comunque si è tolto belle soddisfazioni, anche morali.

Avrei preferito non dovermele togliere, non tanto per me ma per la città che ha avuto molto danno da una classe dirigente inadeguata, attenta solo ai propri interessi sulla pelle della città, quanto alle soddisfazioni o vittorie morali vale purtroppo sempre il detto di Hofmannsthal: “Una vittoria morale è una vittoriosa sconfitta”.

Alcuni amici e lettori di “Zero Sette” hanno rimarcato il suo coraggio di persona disarmata che ha sfidato marpioni e persone potenti come i giudici.

La interrompo, un’ arma l’avevo e molto potente: l’ironia. E’ un arma che, se usata bene, è invincibile, lo dice anche un noto moralista francese (Francois de la Rochefoucauld n. d. r.): “Il ridicolo disonora più del disonore” e poi nessuno è talmente potente da non aver punti deboli o mitridatizzato al cento per cento; il tallone di Achille e la spalla di Sigfrido sono categorie metafisiche. Come ho scritto nel mio libro, ironia e satira rappresentano un modo di dire verità importanti che non potrebbero essere dette in altro modo ed in questo svolgono una funzione etico-sociale di controllo. Il “castigare ridendo mores” affonda le sue radici nella storia. Esse non devono provare nulla perché mettono nero su bianco ciò che è sotto gli occhi di tutti, mentre la loro ambiguità permette di esporre  con leggerezza anche cose pesanti o spietate, che appunto grazie all’ironia possono essere sopportate.

Lei ha citato nel suo libro quattro punti dolenti della città: politica, finanza giustizia e stampa; quali di questi è il più deleterio.

Questi poteri sono fra loro collegati ma, se devo scegliere, direi la giustizia per il semplice motivo che quando questa funziona male, tutto il resto funziona peggio. Questa frase l’avevo scritta in stampatello nel mio libro di 20 anni fa (L’Insetto e il Pachiderma n.d.r.). Più volte abbiamo visto i giudici sodali con i, così chiamati, poteri forti o forzuti mentre la stampa stendeva spesso un pietoso velo sulle cose che potevano nuocere a “qualcuno”. E’ una tattica, le cose che non si sanno è come non esistessero. Chi ci ha rimesso è stata la città.

Il prossimo anno si andrà a votare per il sindaco cosa prevede?

Far previsioni è prematuro. Mi pare che ora, come in una partita di calcio, si sia allo stadio dei tatticismi aspettando le mosse degli altri. Si muovono in tanti con la segreta speranza di essere inserito o capeggiare la squadra vincente, ma i personalismi sono fuochi di paglia. Mi augurerei che la politica, quella con la “P” maiuscola, riprendesse in mano il gioco, ma ormai pare sia il momento del localismo e delle liste civiche, è la sconfitta della politica che ha fatto di tutto per arrivare a questo punto. Lo si è visto nelle passate elezioni in cui il Partito Democratico, troppo sicuro di vincere, ha voluto imporre un candidato sbagliato, quando aveva quello giusto, ed è stato punito. Mai però come ora Parma ha bisogno di competenza, professionalità, cultura e senso del dovere, l’improvvisazione dovrebbe aver fatto il suo tempo. Faccio un piccolo esempio ma significativo: nei parchi pubblici non vi sono servizi igienici, non li hanno messi Ubaldi, Vignali ed anche chi li ha preceduti. Più volte ho sollevato il problema ma anche questi “ragazzi” non sanno che questo servizio è indice di civiltà. Un esempio, a Malta i servizi sono dentro la grande chiesa dei Cavalieri, ad Orleans sono nel recinto posteriore della cattedrale, in Inghilterra li trovi ovunque; a Parma nei parchi occorre usufruire dei cespugli, se sono abbastanza coprenti.

Nemmeno la Gazzetta ha sollevato questo esempio incivile, non ne ha mai parlato?

Cosa vuole che alla Gazza importi se la gente che va nei parchi ha necessità della toilette, a loro interessano solo gli affari ed a fare il cane da guardia affinché  “la pace regni sovrana”. Andando a passeggiare nel parco Eridania, non è difficile vedere parmigiani e extracomunitari orinare dietro un albero o un cespuglio. Non è certamente una cosa degna della sede di un’Autority europea.

Non vedo più suoi articoli sulla “Voce di Parma”, perchè ha smesso la collaborazione, qualche dissapore?

No. Fra qualche mese compio 80 anni, ho problemi cardiaci; siccome il settimanale non manca di collaboratori validi potevo anche lasciare, tuttavia di tanto in tanto qualche pezzo lo mando.

Allora non ha smesso del tutto di fare il giornalista dilettante, le rincresce abbandonare questo, chiamiamolo, passatempo?

A dire il vero un po’ sì; scrivere mi è sempre piaciuto sin da quando facevo i giornalini in Azione Cattolica. Col senno di poi, se avessi fatto il giornalista avrei avuto meno grane. Già che siamo in argomento ricordo una bella frase di Luigi Barzini jr.: “Il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio di lavorare”.

Un’ultima domanda, andrà a votare per il referendum costituzionale e per chi?

Certo che andrò a votare e voterò “Sì”, ma non per una persona ma per la modifica della Costituzione, una Costituzione che purtroppo risente del periodo post dittatoriale in cui fu deliberata e che quindi voleva particolarmente evitare che situazioni autoritarie si ripresentassero, di qui i forse eccessivi controlli incrociati. Avrei preferito un riforma veramente radicale, ma pare che quella uscita dal Parlamento sia stata la sola possibile, come si suol dire: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Ma pare che tutti i partiti non di sinistra ed anche una parte della sinistra votino “No”, particolarmente per la legge elettorale.

Siamo in Italia ove la politica si è degradata e si basa non su un confronto su determinati programmi politico-sociali ma solo sul combattere l’avversario. Prima la sinistra aveva come unico scopo abbattere Berlusconi; ora la destra e i grillini, che nuotano nel populismo, hanno come obiettivo far fuori Renzi, è una pena. Molti fanno, anche ad arte, di ogni erba un fascio e confondono la Costituzione con la legge elettorale che è una normale legge che si può modificare in qualsiasi momento e non con la farraginosa procedura della revisione costituzionale. E’ possibile che qualcosa in questa legge cambi, il periodo attuale non è quello esistente quando è stata decisa e chi l’ha voluta facendo certi calcoli, in caso questi non si realizzino, andrebbe incontro ad uno smacco non certo producente. Staremo a vedere, il tempo porterà sicuramente consiglio.

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