Published On: mer, mag 10th, 2017

Gli anni Quaranta ancora nel piatto

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Il 25 aprile, da poco trascorso, mi ha fatto riflettere su quanto fosse complicata la vita in quel periodo: gli orrori della guerra, i raid aerei, le sparatorie, le recriminazioni, le vittime fucilate. Ma anche per chi apparentemente viveva in pace c’erano malattie e miseria contro cui combattere. Oggi viviamo nell’abbondanza e nessuno minaccia la nostra esistenza…ma davvero tutto ciò che caratterizzava gli anni Quaranta fa parte del passato?

Pensiamoci un attimo. Durante la Seconda Guerra Mondiale a decidere cosa mangiare ci pensavano gli uffici mensa, in cui si offrivano suggerimenti basati sul risparmio: coniglio alla campagnola senza grassi, zuppa di cipolle, minestra di riso e patate, frittata con parmigiano e spinaci; oggi lo stesso tipo di dieta esce direttamente dagli ambulatori dei dietologi e dalle pagine delle riviste specializzate in alimentazione & salute.

Poi sono arrivate le tessere annonarie, una sorta di tessera punti, per ottenere pane, carne, burro, olio, caffè e zucchero; sono più o meno le stesse che abbiamo nel portafoglio tuttora, solo che servono per vincere un set di pentole.

Infine, le casalinghe come Petronilla (autrice di “Ricette per tempi eccezionali”, del 1941 – in realtà Amalia Moretti, pediatra) si dividevano tra coloro che approvavano i sughi pronti (“Questi condimenti che basta appena riscaldare, tuffandone la scatola in acqua calda o lasciandola sulla stufa accesa, sono, secondo me, uno dei più geniali ritrovati della modernità”) e quelle che li rifuggivano (“Quello scatolume! Oh, in casa mia, scatole di condimenti…mai!”). Oggi c’è chi compra la pietanza da riscaldare al microonde (tra l’altro si dice pare inventato nel 1946) e chi invece la rifiuta e prepara tutto autonomamente.

Un tempo c’era la carenza di cibo, attualmente non ci preoccupiamo delle quantità ma frequentiamo scuole di food design. Eppure, come abbiamo visto, siamo ancora alla ricerca del modo migliore per alimentarci…non abbiamo smesso di pensare che quello che sta nel nostro piatto sia l’elisir di lunga vita. Che sia ancora un retaggio di guerra non lo so, ma di certo qualcosa di quel periodo è rimasto nelle nostre menti. Non solo il 25 aprile.

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