Published On: mer, mag 24th, 2017

Alimentazione: malattia e cura

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di GIORGIA FIENI – Il cibo è rischioso. Da sempre. Viviamo periodi in cui è pericoloso chi lo produce ma viviamo anche periodi in cui esso ci crea disagio e minaccia la nostra salute.

Ho letto di carcerati capaci di realizzare ricette degne di uno chef stellato (e di una coltivazione di camomilla nel carcere di San Michele di Alessandria), di alimenti ritirati dal mercato perché portatori di malattie (ricordate la mucca pazza? il pollo alla diossina? il pesce al mercurio? le uova? Oppure pensate semplicemente al supersalmone, alle banane sintetiche e alla carne prodotta con le cellule staminali – ovvero quegli alimenti di cui ancora non si ha certezze sanitarie) e pure del contributo umano per l’estinzione di alcune specie e di carni, pesci, frutta e verdura la cui coltivazione e allevamento sono estremamente dannosi per la sopravvivenza. Ma anche di Wefood, il supermercato danese che vende cibo ancora in buone condizioni ma scaduto (o in surplus o brutto da vedere o il cui confezionamento non ha superato i controlli) e dell’utilizzo di verdure di scarto per crearne altre di prima qualità.

Mi sono soffermata poi sul Golden Milk, il latte (anche vegetale) aggiunto di acqua, curcuma, olio di mandorle dolci e miele, con innumerevoli proprietà benefiche, al punto che in Giappone è considerato un elisir di lunga vita. Lo stesso dicasi per i prodotti fermentati, considerati il cibo del futuro: sempre prendendo ispirazione dall’Oriente, molti salutisti si stanno concentrando non solo sul consumare ma anche sul preparare in casa kefir (a base di latte), kimchi (verdure), yogurt, tè kombucha, brodo di miso.

Per fortuna gli italiani sanno che il cibo è anche convivialità e tradizione. Giovani e vecchi, uomini e donne, senza distinzione alcuna quindi, continuano ad amare la pasta (lasagne, carbonara, spaghetti alle vongole o al pomodoro e basilico, tagliatelle al ragù), i formaggi, i salumi, la frutta e verdura e tutto ciò che è locale e conosciuto. Sperando sia anche sicuro… ma per questo aspetto possiamo basarci solo sulla fiducia donata al produttore oppure sull’etichettatura, che fortunatamente ogni tanto viene aggiornata, in quanto aumentano i controlli.

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