Published On: mer, lug 5th, 2017

Lo sport come strumento educativo e sociale: dalla pedagogia dello sport all’educazione per la vita!

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Il terminepedagogia dello sport, che è ormai riconosciuto sempre più a livello internazionale, è stato usato in Germania solo a partire dal 1970. Il primo libro ad includere il termine nel suo titolo fu “Fondamenti di pedagogia dello sport” del prof. Ommo Grupe. Il termine pedagogia dello sport può essere visto come la continuazione di una tradizione risalente al XIX secolo in molti Paesi europei e che si era identificata nell’espressione “educazione fisica” o “teoria dell’educazione fisica”. La pedagogia dello sport è una scienza specialistica che affronta tutti i problemi educativi inerenti le attività motorie e sportive, sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista pratico. Il termine stesso “Educazione fisica” rimanda ad una dimensione pratica (educazione + fisica) da physis, natura “del corpo”. Da Pedagogista mi sono interrogata sul significato oggi del termine “Sport” termine polisemico, avente più significati, etimologicamente il termine sport deriva da deportare latino, dal francese antico desport, poi dall’inglese sport nell’800. La parola sport ha il vantaggio di contenere in sé i concetti di: CORPO – GIOCO- MOVIMENTO. In un senso più ampio, la pedagogia dello sport si occupa sempre dell’educazione a partire dai “significati” dello sport, e cerca di aiutare le persone a sviluppare le proprie forze e capacità in contesti sportivi. Ho avuto il piacere di chiedere sia al Preparatore Atletico ed Insegnante di Educazione Fisica, Andrea Scalzo, sia al Preparatore Mentale per il Tennis la Psicologa Erika Vitrano entrambi nello staff presso il Tennis Club President di Parma, cosa significa per voi “Sport”? E qual è secondo voi la valenza educativa e psico-pedagogica di fare sport oggi, e come incide sulla crescita fisica e mentale degli allievi? 

Andrea Scalzo: “Per me fare sport significa allenarsi a vivere. Ritengo l’educazione fisica e sportiva un qualcosa di essenziale per la crescita di ogni ragazzo. Porsi obiettivi realistici, dare il massimo per raggiungerli, condividere gli sforzi con altri per raggiungere obiettivi comuni, gestire le proprie emozioni in situazioni di stress. Sono tutte abilità che l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) chiama LIFE SKILLS, abilità della vita.”

Erika Vitrano: “Alla parola sport associo il piacere di mantenere l’impegno verso una specifica attività fisica. Rispetto all’avviamento allo sport ritengo che la disponibilità all’apprendimento delle competenze tecniche è raggiunta più facilmente quando si mantiene l’aspetto ludico. Non bisogna mai dimenticare che l’accoglienza emotiva degli allievi permette di creare il clima adatto e favorevole all’apprendimento attraverso il gioco. Il gioco rappresenta una delle più importanti attività di un bambino e nel gioco questi trova la soddisfazione dei suoi bisogni fondamentali. Il bambino entra in contatto con il mondo attraverso il movimento come mezzo per scoprire il mondo che c’è attorno a lui. Grazie al movimento il bambino impara ad aggiustarsi, ad adattarsi, a manipolare e a controllare ciò che lo circonda. Ogni azione motoria finalizzata e ogni sua modificazione o cambiamento costituisce un elemento basilare per la costruzione del suo sviluppo intellettivo, tanto che il movimento costituisce una delle principali forme di espressione dell’intelligenza del bambino.”

Lo sport ha la capacità di valorizzare varie caratteristiche non solo fisiche delle persone che lo praticano e suscita attitudini valoriali e umane implicite in ognuno a livello naturale. Qual è secondo voi oggi il ruolo del Preparatore Atletico e del Preparatore Mentale? 

Andrea Scalzo: “Rispetto al passato il ruolo del preparatore atletico assume dei valori diversi. Oggi i ragazzi stanno poco a casa e trascorrono tanto tempo in contesti scolastici ed extra scolastici tra cui quelli sportivi. Il preparatore atletico quindi diventa quella figura che dotato di competenze pedagogiche può incidere notevolmente sullo sviluppo della personalità dei ragazzi.”

Erika Vitrano: “Il lavoro del preparatore mentale nella didattica dell’insegnamento del tennis ai bambini consiste nel creare un clima di accettazione, accoglienza e interesse dell’ambiente tennis verso chi si avvicina a questo gioco per la prima volta.  Per suscitare nel bambino un atteggiamento di avvicinamento e un sentimento positivo nei confronti di questo sport sarà necessario soddisfare i bisogni fondamentali tipici di questa fascia di età, in primo luogo il gioco.”

Concludo con una mia riflessione sul ruolo oggi importante che devono assumere tutti gli educatori, che siano essi sportivi, professionali, sociali, hanno un compito difficile quello di far emergere come ci indica il termine stesso “E-ducere” le potenzialità nascoste che ci sono in ogni allievo, e puntare alla conoscenza della persona oltre che dell’atleta. Educare è capacità di esprimere le emozioni che rappresentano l’essenza della nostra esistenza perché ci aiutano a capire chi siamo e cosa desideriamo, educare per me significa lasciare una traccia di sé nella vita degli altri. Avrò il piacere di collaborare con questo splendido staff poiché sarò presente nel mese di Luglio con “I Laboratori del cuore” presso il Summer Camp in programma al Tennis Club President-Parma. Per concludere Andrea ti chiedo cosa significa per te “Educare”? E quali metodologie didattiche utilizzi durante la preparazione atletica, soprattutto per avvicinare i più piccoli allo sport?

Andrea Scalzo: “Educare significa per me accendere un fuoco e domarlo affinché questo non si spenga mai. Mi riferisco al principale obiettivo che tutti noi educatori sportivi abbiamo e cioè quello di far concepire lo sport come uno stile di vita. Questo, purtroppo, ad oggi con i giovani viene fatto male. Esiste una drammatica percentuale di abbandono sportivo durante l’adolescenza. Ragazzi che lasciano, che non ne possono più, è terribile! Questo avviene per un semplice motivo, perché i ragazzi smettono di divertirsi! Qualcuno al posto loro decide che ad un certo punto della vita, impegnarsi per raggiungere un livello sportivo elevato precluda la possibilità di divertimento. Questo è un grave errore! Anzi, proprio la capacità di dare il massimo per migliorarsi mantenendo una serenità mentale è il “trucco” per diventare uno sportivo longevo! A mio avviso un allenatore sportivo vincente non è quello che allena il maggior numero di campioni ma quello che porta tutti i suoi giovani allievi in età adulto-avanzata ad avere ancora la voglia e la passione di mettersi il borsone sulle spalle e andare a fare una partita con gli amici. Come fare questo con i piccoli? Riferendomi alla preparazione fisica dico che muscoli e mente sono collegati, allora solo quando la mente è predisposta i muscoli possono esprimersi al massimo delle proprie possibilità. Parte tutto dalla testa e dalle motivazioni. Bisogna capire quali sono i bisogni dei ragazzi che hai di fronte e cercare di soddisfarli parlando il loro linguaggio e soprattutto emozionarli! Non dimentichiamoci che non esiste apprendimento senza emozione!”

Marta Tropeano 

martatropeano@tiscali.it 

 

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