Published On: mer, set 27th, 2017

La storia del quiz: il topo che sognava di essere un gatto

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di MARCELLO VALENTINO – Questa è la storia di un gatto che ha sempre giocato coi topi e di un topo che ha sempre sognato di essere un astuto gatto. Galeotto fu il numero di un fax che il povero topo volle a tutti i costi, per il quale si batté riuscendo ad ottenerlo, ma quel fax fu la sua rovina a causa di un 3 al posto del 4 o viceversa. Il rebus, indovinello-quiz o come dir si voglia, del vocabolario della lingua parmigiana iniziò così, e alla prima difficilissima soluzione rispose un solo concorrente, naturalmente, guarda caso, via fax: un tal signore misterioso di passaggio a Parma, ex socio del circolo Aquila Longhi di cui nessuno del circolo, neanche il presidente, ha memoria… un misterioso signore residente a New York, che diede l’incarico al topo premiatore (che era riuscito ad intercettarlo, non si sa come, altro mistero) di collocare il vocabolario vinto presso il circolo stesso. Il topo lo premiò in contumacia e lo consacrò vincitore ignorando completamente la prassi stabilita da seguire, come in tutti i concorsi leciti. Primo errore. Al secondo indovinello, un po’ più facile, risposero in diversi via mail, ma ancora una volta ci fu un altro lesto e misterioso vincitore sempre via fax, che dopo una prima indecisione di collocazione, decise in seconda istanza di donarlo al Circolo Dipendenti Comunali di viale Mentana. Anche questa volta il topo premiatore si prese l’incarico della premiazione, anche questa avvenne in contumacia (ignorando ancora una volta la corretta procedura del concorso). Procedura che recita così: il garante della busta che contiene la risposta al quiz, commercialista tal dei tali, deve aprire la busta chiusa a lui affidata davanti a due testimoni e al premiato. Naturalmente il topo premiatore, abusando della sua posizione, non la osservò, commettendo il secondo fatale errore. Terzo indovinello abbastanza facile e popolare, arrivate tante risposte e quasi tutte giuste, ma il più veloce di tutti è stato un certo signor Davoli o Davolì, cognome di origini reggiane, conterraneo del topo, che riuscì a bruciare tutti sul tempo, anche il fantomatico “faxatore”, questa volta battuto in velocità, perché ignorava che il giornale Zerosette (che pubblicava il poco astuto, questa volta, indovinello) veniva distribuito in città gratuitamente dal mercoledì pomeriggio, e infatti la risposta del Davoli (o Davolì) fu inviata alle ore 07.51 di giovedì 8 giugno, anticipando tutti, anche il “faxatore” misterioso che la inviò il giorno seguente (cioè il venerdì 9 giugno alle ore 16.11, questa volta, sotto sembianze femminili). 

A questo punto il topo premiatore, che aveva sempre sognato di essere un astuto gatto, cominciò ad inventare un’assurda e poco edificante storia di combine, di truffe e di baruffe, alludendo a chissà quali complotti orditi alle sue spalle e a sue spese e si rifiutò di premiare il vincitore che gli aveva rotto le uova nel paniere, pardon… nel fax. Ma secondo voi, un misero topo di origini reggiane, abituato a rosicchiare scarti di parmigiano e che sognava di essere un astuto gatto, poteva fregare un vero, questo sì, astutissimo gatto,  per giunta napoletano, che si è sempre nutrito di topi e toponi, reggiani compresi? Morale: se sei uno stupido topo dotato di cotanta fantasia da immaginare di essere un astuto gatto, non astutissimo – “e per un certo periodo c’eri anche riuscito, mettendo nel sacco persino la Gazzetta di Parma e il suo direttore di allora con una fantomatica storia su un misterioso tesoro sepolto nei pressi della cittadella per opera di antichi arabi, e poi con un sacco di altre balle alle quali la Gazzetta per un certo periodo credette (forse in buona fede) -, devi stare attentissimo, perché in realtà rimani uno stupido topo e i GATTI VERI con i topi ci giocano fino a farli morire di stanchezza, e neanche li mangiano”. CONSIGLIO: caro topo, ritorna sulla vecchia via e continua a fare il topolino, se vuoi salvarti il pelo, ché è quella la tua misera vera natura: vivere in tane sporche, anguste e puzzolenti. Lascia lo spazio che si meritano i veri astutissimi GATTI che sono abituati a vivere in alto, sui tetti di attici e super attici, dove è di casa il lusso, dove a nessun topo è permesso di vivere e da dove i veri gatti scendono solo per dare la caccia ai topi come te, ma solo per giocarci, perché, abituati come sono a mangiare parmigiano reggiano stagionato (minimo trentasei mesi) e a bere champagne in costosi bicchieri di lalique o baccarat, cosa vuoi che se ne facciano di un povero, malconcio e stupido topolino come te abituato ad annaspare in bassifondi sporchi e maleodoranti.

ACCETTI LA SCONFITTA, PREMI CHI HA VINTO ONESTAMENTE E LA CHIUDA QUI… E RICORDI CHE I VERI GATTI, OLTRE CHE SCALTRI, SONO ANCHE MOLTO PERICOLOSI.

3 editoriale.FH11

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