Published On: mer, set 27th, 2017

Ieri & Oggi

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di GIORGIA FIENI – A seguito di dati emersi dalle mie ricerche mi sono ritrovata a pensare alla cucina di ieri e di oggi. A quanto diversamente la concepiamo, non solo per quanto riguarda l’utilizzo delle nuove tecnologie, ma proprio nel darle un differente significato.

Ho letto una cucina di ieri che ricordo vagamente dai miei nonni ma che già coi miei genitori si è persa. Quella dell’arrosto della domenica, cotto per ore e tagliato come ai tempi del trinciante medievale, ovvero come fosse uno spettacolo imperdibile (lo stesso dicasi della pastasciutta, mescolata con maestria a un fumante ragù preparato con gli avanzi dell’arrosto). Quella del conoscere la storia di ogni materia prima che si ricettava o portava in tavola perché proveniva dal proprio orto o dalla propria stalla…al massimo da quelli dei vicini. Quella del recarsi nel bosco più vicino per cercare la legna più adatta per grigliare la carne…e già che si era lì raccogliere more o lamponi o mirtilli o funghi. Quella del sentirsi colpevoli se si mangiava al fast food perché in tal modo si rinnegavano le proprie origini.

La cucina di oggi è totalmente diversa. Gli elettrodomestici dovrebbero essere solo un aiuto per le operazioni più difficili e invece sono diventati oggetti che ci tolgono completamente il piacere di imparare. Continuiamo a preoccuparci della “tracciabilità” e della legislazione: attività indubbiamente valide e di aiuto (anche per la collaborazione tra istituzioni ed esperti), ma che a volte ci intrappolano nella burocrazia, impedendoci così di poter pubblicizzare e vendere i nostri prodotti nel migliore dei modi… vi ricordate il caso della focaccia di Recco, il cui consorzio è stato denunciato per frode alimentare per averla promossa in uno stand fuori dalla zona dell’Igp? Altro caso che ha fatto “scalpore” era quello del post, apparso su Instagram lo scorso novembre, di chef Rubio che ha fotografato un cassonetto di Milano pieno di cibo avanzato dopo un aperitivo: è il simbolo di chi offre un prodotto scadente a persone a cui non importa altro che mangiare gratis e il popolare conduttore di “Unti e bisunti” si è giustamente scagliato contro di loro consigliando di ritrovare il piacere della qualità e del riciclo. Io aggiungo anche della riscoperta delle tradizioni: il cibo di casa dovrebbe uscire dai muri e ritrovarsi anche in un furgoncino o una bancarella o un eat & go al posto del solito junk food.

C’è di che rifletterci, senza dubbio. E molto attentamente. Non è questa la strada che salvaguarderà la gastronomia e l’economia italiana. Va cambiata la rotta. Il prima possibile.

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