Published On: mer, ott 11th, 2017

A SCUOLA DI DIVERSITA’ “UN PO’ DIVERSI, UN PO’ UGUALI L’IMPORTANTE E CHE SIAMO PARI

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La valorizzazione delle differenze, l’educazione ai sentimenti e ai legami affettivi sono i tre pilastri fondamentali su cui si dovrebbe reggere l’intero sistema educativo. A scuola purtroppo sappiamo che non è sempre così, ma nel nostro piccolo noi genitori, educatori, insegnanti possiamo fare la differenza se assumiamo e sappiamo interpretare il concetto di “Comunità Educante”. Ho avuto l’onore di essere invitata a Viadana il 30 Settembre 2017 al Festival dell’Inclusione: “Tutti Uguali, Tutti Diversi”, promosso dall’Assessore all’Istruzione del comune e dallo staff del CTI Distretto 50 che ringrazio pubblicamente. Ho ritrovato una comunità attiva che educa e si prende cura della diversità, diversità come ricchezza preziosa da cui attingere e imparare. Colgo l’occasione per rivolgere alcune domande alla Pedagogista Sabrina Dore, parte attiva nell’organizzazione del Festival.

 

1) Cosa vuol dire per te oggi diversità, e soprattutto come si può educare al rispetto delle diversità?

“Per me la diversità, intesa nella sua accezione più ampia, rappresenta una risorsa. Come dice il titolo del nostro Festival siamo infatti, tutti uguali-tutti diversi e se ognuno di noi comincia a pensare all’altro come possibile occasione di crescita credo che almeno le premesse per il rispetto verso l’Altro si comincino a porre.

Per me la diversità è un incontro con l’altro e presuppone il dover essere a porte aperte, in predisposizione d’ascolto verso l’altro, visto come risorsa.

 

2) Sono curiosa di chiederti Sabrina, come avete coinvolto le scuole a questo bellissimo progetto? E la partecipazione attiva dei cittadini, dei volontari ha un significato umano e pedagogico molto forte, cosa ne pensi?

“La partecipazione delle scuole è stata fondamentale. I bambini sono i primi da cui partire per fare percorsi di inclusione, loro non vedono la diversità, giocano tutti insieme senza guardare al fatto che qualcuno possa essere diverso a meno che non ci sia un adulto a farlo notare. In particolare alle scuole dell’infanzia e primaria della zona di competenza del Cti è stato chiesto di partecipare alla festa con la realizzazione di un cartellone che esprimesse il loro senso di inclusione.

La partecipazione dei cittadini è sempre importante perché anche il solo essere presenti in eventi come questo dimostra che un fondo di disponibilità a conoscersi reciprocamente sussista ed è su questo che forse bisogna puntare da un punto di vista educativo.”

Da pedagogista io propongo dei percorsi didattici che hanno come obiettivo primario il decodificare comportamenti e abitudini e modi di dire che veicolano o possono veicolare modelli identitari e di relazione stereotipati e stereotipanti, al fine di decostruirli e fornire a bambine e bambini un orizzonte il più libero e sereno possibile, attraverso cui costruire la propria identità ed il rapporto con l’altro ed evitare la formazione di logiche discriminanti.

 

3) Ti chiedo da Educatore e Pedagogista come si può supportare le insegnanti e gli educatori nel condividere pratiche educative che contrastino l’interiorizzazione della disuguaglianza come fatto naturale?

Dicevo prima, che i bambini non vedono le diversità, sono i grandi che a volte fanno notare tutto questo. Da un punto di vista educativo credo che una buona strategia stia proprio nel fare capire ai formatori che debbono scendere dalla cattedra e imparare dai bambini. Festival come quello dell’inclusione rappresenta comunque non solo per i bambini ma anche e soprattutto per chi forma una occasione per riflettere sulla diversità e tramettere una nuova visione dello stare insieme pur nella nostra diversità.

Concludo con un sorriso, perché momenti come il Festival dell’Inclusione sono fondamentali per sviluppare delle modalità di approccio che favoriscano la libera espressione della personalità di ogni bambino e bambina e che, attraverso il gioco e il linguaggio della favola, stimolino curiosità verso le differenze, nel segno del rispetto per gli altri, perché sotto la pelle siamo tutti uguali e ciascuno di noi, a modo suo, è speciale!

Dott.ssa Pedagogista  

Marta Tropeano 

 

 

 

 

 

 

 

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