Published On: mer, nov 8th, 2017

Il Mutismo Selettivo nei bambini: quando l’emozione non ha voce!

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Il Mutismo Selettivo è un disturbo d’ansia poco conosciuto e studiato, nel quale il bambino è impossibilitato a comunicare verbalmente in certe situazioni sociali, solitamente a scuola e nei luoghi pubblici non familiari, nonostante egli dimostri adeguate competenze linguistiche e comunicative quando si sente a suo agio, ad esempio a casa e in famiglia.

“Cosa succede a questi bambini?”

Lo chiediamo a Adriana Cigni, Editrice di A.G.Editions una casa editrice italo- francese con sede in Francia ma con lo sguardo e il cuore rivolto all’Italia, che ormai da anni si occupa di pubblicare libri, sia in italiano che in francese, che ci aiutano a capire meglio cos’è il Mutismo Selettivo, e colgo l’occasione per ringraziarla per questa intervista.

Sono io che devo ringraziare Marta Tropeano per avermi dato ancora una volta la possibilità di parlare di MS e divulgare informazioni che possono essere utili a tutti, ma soprattutto a coloro che ruotano nell’universo del bambino che soffre di questo disturbo legato all’ansia. Vorrei specificare che mi occupo di MS da molti anni come divulgatrice, editore e organizzatrice di Formazioni curate da Psicoterapeute esperte di MS.Il Mutismo Selettivo è un disturbo d’ansia dell’infanzia. Un bambino con MS, sebbene in casa o in contesti familiari riesca a parlare normalmente, non riesce farlo in altre situazioni nelle quali ci si aspetterebbe lo facesse. Ad esempio a scuola presenta difficoltà nell’iniziare spontaneamente la conversazione o nel rispondere alle domande poste dagli altri. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, DSM-5, descrive l’incapacità di esprimersi liberamente come non dovuta a particolari deficit cognitivi o a immaturità del sistema linguistico, né ad inabilità legate al processo di articolazione ed espressione linguistica. Quando si manifesta l’MS?  Iniziare la scuola dell’Infanzia, lasciare la casa, i genitori, le abitudini rassicuranti,  i giochi, è sempre impattante per tutti i bambini,ma per un bambino che soffre  di MS lo è molto di più.  Mentre a casa, in famiglia o nelle situazioni in cui si sente a suo agio è vivace, ciarliero, allegro, attivo, a scuola cambia completamente, la sua postura diventa rigida, non parla con i suoi compagni, non risponde alle maestre, non partecipa alle attività, agli sport. A volte il minimo cambiamento, come spostarsi dalla classe alla palestra provoca nel bambino uno stress enorme.  È proprio l’insegnante che per prima si accorge del comportamento evitante del bambino, che non la guarda, non le parla e dopo qualche tempo avverte i genitori del bambino. Questo è un momento molto delicato perché l’insegnante descrive ai genitori un bambino che non  riconoscono. Ma come dicono le dottoresse dello Studio Smail con le quali collaboro,  il mutismo è solo la punta di un iceberg sotto la quale ci sono paure, mancanza di autostima e di fiducia in sé stessi e tante altre motivazioni diverse per ogni bambino.

Da insegnante e pedagogista sensibile a questo argomento, ti chiedo quale testo della tua collana editoriale mi consiglieresti per aumentare le mie conoscenze su questo argomento e inoltre ti chiedo come posso aiutare questi bambini?

Il libro che consiglio è stato scritto proprio per voi insegnanti, pedagogisti, e tutti coloro che interagiscono con i bambini, senza ovviamente dimenticare i genitori, “Senza parole -Bambini diversi in contesti diversi – Mutismo selettivo -Libro pratico per genitori e insegnanti “ A.G.Editions ,le autrici sono tre Psicoterapeute italiane Claudia Gorla, Simona Ius e Federica Trivelli esperte di MS. Credo che sia uno dei libri più significativi pubblicati in Italia su questo tema, è stata effettuata una scelta precisa: quella di parlare di MS con un linguaggio fluido, immediato che permetta agli insegnanti un primo e giusto approccio col bambino che non parla, considerando che negli ultimi anni i docenti si trovano a dover affrontare diverse problematiche infantili, e poter alleggerire il loro lavoro con un libro che spieghi in maniera immediata alcuni concetti fondamentali credo che sia davvero un merito per questo libro. Io ho fatto della divulgazione e della formazione sul MS aperta a tutti una vera e propria passione, da circa due anni porto in giro per l’Italia il Mutismo Selettivo In-formazione TOUR un progetto che ho creato nel 2015 per conto di alcune associazioni, ora sto lavorando ad un progetto che continuerà il Tour ma sarà completamente gestito dalla mia casa editrice con diverse iniziative in tutta Italia, sempre in collaborazione con le psicoterapeute dello Studio Smail. Il bambino per poter guarire dall’ansia ha bisogno di avere intorno a sé un gruppo di persone che lavorano insieme e in armonia: genitori – psicoterapeuta esperto di MS- insegnanti, con questa equipe il bambino avrà la possibilità di sentirsi sereno, la scuola non gli apparirà come un luogo dove gli vengono richieste azioni che lui in quel momento è impossibilitato a fare, si sentirà a suo agio, compreso e accettato e la sua ansia sicuramente si abbasserà. Questo anello composto da queste 3 figure deve essere unito. Non si può portare un bambino dallo psicoterapeuta e aspettare che parli come se fosse una macchina portata dal meccanico per essere aggiustata. No, non funziona così. Un bambino ha un’identità precisa.

Sia per i genitori che per gli insegnanti può essere molto frustrante trovarsi di fronte al silenzio di un bambino, sono loro d’altro canto, ad avere un ruolo fondamentale nell’aiutare questi bambini. Forzare il bambino a parlare, con ricatti o punizioni, non porta a nessun risultato, quello da sostenere è un “ambiente emotivo”. Compito degli adulti è accogliere il modo di essere del bambino e farlo sentire a suo agio nei vari contesti di vita.

Ti chiedo qual è il rapporto tra il mutismo selettivo e il mondo delle emozioni?

Il rapporto è strettissimo, il bambino che vive un disagio, qualsiasi disagio è fonte di emozioni. La paura del giudizio, la paura della prestazione, la paura dell’altro, bloccano la verbalizzazione. Come dicono spesso le dottoresse relatrici delle formazioni sul MS, il silenzio è una reazione NON VOLONTARIA alla paura, ci si rende invisibili, e non parlare solleva dall’ansia. Si ha ragione la Dottoressa Tropeano quando dice: non forzare mai il bambino a parlare, il MS fa parte dei BES quindi l’interrogazione orale può essere perfettamente sostituita da quella scritta, credo che le maestre abbiano la capacità e l’inventiva per scoprire se un bambino sappia leggere o meno.  Instaurare un rapporto di fiducia col bambino, vuol dire rispettare il suo mondo emotivo, entrarci senza imposizione accettandolo. Un bambino può avere la parola bloccata, ma ridere, giocare e partecipare alla classe perché liberando le sue emozioni, abbassa anche la sua ansia e il resto vien da sé. So che per tutti i genitori la preoccupazione maggiore è il parlare, ma sappiate che lavorando sull’ansia avrete un bambino sereno e un adulto più sicuro. Ovvio che accanto alla psicoterapia le modalità per sviluppare la vita emotiva del bambino sono tante e sicuramente la Pedagogista Marta ne conosce molte, spesso gli psicoterapeuti collaborano con arte-terapeuti o pedagogisti e il lavoro collettivo aiuta il bambino ad aprirsi a sbocciare grazie anche alla creatività.

Nel salutarti e ringraziarti per il tuo prezioso tempo che hai voluto dedicarci, e per l’impegno che ogni giorno dedichi a questa sensibilizzazione verso un argomento così delicato, vorrei chiederti di parlare di un libro per me molto importante dedicato direttamente ai bambini che soffrono di Mutismo selettivo ossia “La sfida di Riccardo. Una storia per spiegare il mutismo selettivo ai bambini” A.G. Editions.

Riccardo in effetti sta per fare il giro del mondo è stato pubblicato in italiano e francese ed è quasi pronta la versione spagnola e quella inglese. La storia di Riccardo è vera, è il figlio dell’autrice che è impegnatissima sul fronte del MS essendo la presidente dell’associazione francese che si occupa di questo disturbo. Il libro è rivolto ai bambini nella prima parte e ai genitori e agli insegnanti nella seconda. La prima parte è importantissima perché il bambino che soffre di MS spesso nega la propria difficoltà, oppure dice “non voglio parlare”, o ancora “parlerò l’anno prossimo”, invece sappiamo che non c’è alcuna volontà nel suo silenzio, e soprattutto nell’ultimo anno della scuola dell’Infanzia e alle elementari è perfettamente cosciente della sua “diversità”, gli altri parlano lui no, non riesce nemmeno a dire “sto male” o “devo andare a far pipì”. Il bambino pensa di essere solo e il solo a vivere questo problema, è un disturbo raro e certo è difficile trovare due bambini con questo disturbo nella stessa classe, e nemmeno nello stesso Plesso scolastico. Leggendo la storia di Riccardo il bambino o la bambina comprendono che il loro silenzio ha un nome, che se ne hanno scritto un libro vuol dire che non sono i soli a viverlo. Riccardo parla per loro, raccontando le sue paure e le sue emozioni, ed è anche un messaggio chiaro di speranza, Riccardo parla alla fine, come riusciranno a farlo prima o poi tutti i suoi lettori. Ed è questo lo stesso messaggio che invio io a tutti i genitori, il MS si supera, per alcuni è più facile la strada, per altri più difficile ma questo è quello che dovete ripetere a voi stessi e ai vostri figli, ricordate che chi parla poco… riflette molto e osserva molto. Quando non c’è il frastuono delle parole si dà importanza agli sguardi, alle emozioni. Se voi non siete convinti che supereranno l’ansia, lo penseranno anche loro. È difficile lo so, bisogna lavorare tanto, ma è l’unica strada.

 

Dott.ssa  Pedagogista

Marta Tropeano

Mail martatropeano@hotmail.it

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