Published On: mar, feb 6th, 2018

Borsa: Asia a picco in scia a tonfo di Wall Street

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Paura alla Borsa americana, Dow Jones affonda e perde fino al 6%. Mai così male dal 2011

L’ondata di vendite sulle borse mondiali, scatenata dal crollo di Wall Street, si appresta ad estendersi anche all’Europa dopo essersi abbattuta sui mercati asiatici. I future sui listini del Vecchio Continente segnano infatti pesanti ribassi: Londra cede il 2,8%, Parigi il 3%, Francoforte il 3,3%.

Si estende alle Borse asiatiche la correzione che ha affossato Wall Street. Sul finale di seduta Tokyo cede il 4,73%, Hong Kong il 4,1%, Shanghai il 2,7%, Shenzhen il 3,3%, Seul l’1,27%. Sydney ha chiuso in ribasso del 3,3%. Il Nikkei, in calo del 10% dallo scorso 23 gennaio, è entrato in una fase di correzione tecnica. Sui mercati, da tempo ai massimi, domina il timore per una ripresa dell’inflazione e un’accelerazione dei tassi Usa, con conseguente deprezzamento anche di tutto il comparto obbligazionario.

La Borsa di Tokyo segna il maggior ribasso giornaliero da giugno 2016, riflettendo l’andamento degli indici azionari statunitensi, con il Dow Jones che aveva lasciato sul terreno 1.150 punti. L’indice Nikkei fa segnare un crollo del 4,73%, assestandosi a quota 21.610,324, cedendo 1.071 punti. Sul fronte dei cambi lo yen prosegue la manovra di rivalutazione sul dollaro a quota 108,80, e a 134,0 sulla moneta unica.

Anche le Borse cinesi scontano il tonfo di Wall Street e terminano gli scambi con perdite pesantissime: l’indice Composite di Shanghai cede il 3,35%, a 3.370,65 punti, mentre quello di Shenzhen perde il 4,44%, bruciando 80,21 punti fino a chiudere ai minimi intraday di 1.726,09.

Paura a Wall Street, Dj affonda e perde fino al 6%  - Torna la paura sui mercati. Nel giorno dell’insediamento di Jerome Powell alla guida della Fed Wall Street affonda e brucia i guadagni accumulati dall’inizio dell’anno. Il Dow Jones chiude perdendo il 4,62%, il calo percentuale maggiore dal 2011: l’indice e’ arrivato a perdere nel corso della seduta fino al 6,12% o quasi 1.600 punti per poi chiudere in calo di 1.175,21 punti, il calo maggiore della sua storia in una sola giornata. Lo S&P 500 lascia sul terreno il 4,10%, il suo calo maggiore dal 2011. Il Nasdaq cede il 3,78%, la giornata peggiore dal giugno 2016. Una seduta nera con il Dow Jones e lo S&P 500 ai minimi degli ultimi due mesi: per il Dow Jones si tratta della peggiore due giorni dal novembre 2008, nel pieno della crisi. A innescarla i timori di una fine a breve del ciclo di inflazione bassa e tassi bassi. In una giornata volatile i listini americani hanno accentuato le perdite intorno alle 21.00 ora italiane: le vendite sono piovute sul mercato tanto che alcuni analisti hanno visto ‘somiglianze’ con il flash crash del maggio 2010. Il crollo di Wall Street ha fatto seguito a quello delle piazze europee, che hanno chiuso tutte in rosso con Milano in calo dell’1,64%. Per Powell si tratta di un’accoglienza ‘gelida’ da parte di Wall Street. Fra gli analisti c’e’ chi ironizza sul fatto che al mercato piace mettere sotto pressione e vedere la reazione di tutti i nuovi presidente della Fed. Ma a preoccupare gli investitori sono le proprio le prossime mosse della Fed di Powell, che ha giurato divenendo il 16mo presidente della banca centrale americana. Il primo messaggio del neo presidente, affidato a un video, e’ pero’ all’insegna della fiducia, senza alcun riferimento ai mercati: ”la disoccupazione e’ bassa, l’economia cresce e l’inflazione e’ bassa. I mercati finanziari sono più forti di quanto non fossero prima della crisi”. Un’analisi condivisa dalla Casa Bianca che, pur dicendosi ”preoccupata” quando il mercato perde valore, si dice fiduciosa sulla ”solidità dei fondamentali dell’economia”. Powell assicura che la Fed, con la propria politica monetaria, continuerà a sostenere il mercato del lavoro e la ripresa seguendo la stessa strada tracciata da Janet Yellen e fatta di rialzi graduali di tassi di interesse. Ma Powell si trova di fronte a una ripresa diversa rispetto a quella finora ‘governata’ da Yellen. L’ex presidente e’ stata in grado di aumentare gradualmente i tassi grazie a una bassa inflazione e a un recupero del mercato del lavoro. Un binomio questo che mostra pero’ i primi segnali di difficoltà e sul quale ci sono molte incognite, fra le quali la riforma delle tasse da 1.500 miliardi di dollari varata dall’amministrazione Trump. Il timore è che il taglio delle imposte possa ‘surriscaldare’ l’economia e quindi spingere la Fed a rialzi a catena dei tassi, con un effetto incerto sulla ripresa. A questo si aggiungono i segnali di inflazione che rialza la testa. Dopo anni sottotono i prezzi sembrano indicare una lieve ripresa, come di recente segnalato dal mercato dei bond e dal balzo dei salari. A fronte di un’accelerazione dell’inflazione il rischio e’ quello di interventi più decisi sui tassi da parte della Fed. La brusca correzione sui listini delle ultime sedute potrebbe, se prolungata, mettere a rischio la tabella di marcia di rialzi della Fed, ostacolando anche il ritorno alla ‘normalità’ delle altre grandi banche centrali. Azioni che preoccupano i mercati azionari, abituati ormai da anni a denaro a buon mercato e che temono per quest’anno quattro rialzi dei tassi, di cui il primo dato per scontato – con l’83% di chance – in marzo, quando Powell terrà la sua prima conferenza stampa dopo la due giorni di riunione. Per ora comunque la prima più ‘banale’ sfida di Powell e’ convincere il Secret Service a continuare a fargli usare la bicicletta per andare in ufficio tutte le mattine, non privandolo di quei 12,8 chilometri di passeggiata su due ruote.

fonte ansa

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