Published On: mer, feb 28th, 2018

Il nuovo critico

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di GIORGIA FIENI – Ho recentemente riguardato un film con Louis de Funes chiamato “L’ala o la coscia”: racconta delle avventure di Charles Duchemin, l’autore della più famosa Guida Gastronomica di Francia. No…non è un caso: già nel 1976 era chiara l’idea che i critici avessero il potere di far fallire o portare al successo i ristoranti semplicemente usufruendo di “stelle” o “forchette”.
Sappiamo già quanto tale potere sia pericoloso: alcuni chef e cuochi hanno smesso di cucinare (o di vivere) a causa di recensioni negative, ma forse non sappiamo come si sente veramente colui che lo gestisce. Ne ho scoperto di più leggendo un articolo che riguardava Pete Wells, il critico gastronomico del “New York Times”: non può farsi fotografare (per non essere riconosciuto), mangia fuori almeno cinque volte a settimana travestendosi sempre ma cercando di sembrare il più anonimo possibile, non prende appunti ma deve ricordare tutto e lotta continuamente contro il proprio peso e i problemi legati all’abuso di cibo.
Eppure, milioni di persone in tutto il mondo invidiano lui e la sua professione. L’Instagram di Tripadvisor ha 1,3mln di follower, attualmente, e i blog e i siti dedicati alla cucina non si contano. Il che significa un interesse in crescita verso la recensione: sembra che ognuno di noi, appassionato o semplicemente buongustaio, non possa sottrarsi al fotografare e commentare ciò che sta mangiando. Ma a volte si esagera, e vi spiego cosa non mi piace.
Un alto grado di aspettativa. Si va dagli chef della tv sperando che lancino i piatti e ci presentino ricette incredibili che possiamo ripetere a casa e invece se ne esce avendo mangiato bene (soprassiederei sul rapporto qualità/prezzo perché varia da singolo a singolo), con la voglia o meno di tornarci…esattamente come in qualsiasi altro ristorante di un bravo cuoco.
La critica muta. Se qualcosa nel pasto non piace o non ci sembra conforme occorre avvisare subito il gestore. Si parla vis-à-vis, non che si sta zitti, si va a casa e si scrive una recensione al vetriolo (magari con la modalità anonima). Ammetto che fingere di essere dei Duchemin sia interessante quasi come fingere di essere dei James Bond, ma non aiuta nessuno, anche perché i veri Michelin sono dei professionisti che non solo hanno un palato sopraffino ma che conoscono pure gli strumenti per fare il proprio mestiere, quindi capaci di giustificare con motivazioni valide il proprio giudizio.
L’eccesso di fotografie. Ho un blog quindi ho un’idea di cosa significhi cucinare qualcosa e renderlo bello perché figuri come goloso…è molto difficile, avendo a disposizione solo un cellulare e le luci naturali o dei lampadari di casa (che rendono tutto arancione)…e nel frattempo si raffredda tutto.
La tendenza a criticare l’abbiamo tutti: è nella natura umana. Ma possiamo farlo solo con cognizione di causa, tenendo presenti molti elementi, non solo il risultato finale. E perché ciò succeda dovremmo dimenticarci del “mi piace / non mi piace”, ovvero del gusto personale…che invece è l’elemento che rende la nostra esperienza a tavola unica e personale. Abbiamo davvero voglia di rinunciarci?

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