Published On: mer, giu 20th, 2018

Dal nirvana al baratro

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di GIORGIA FIENI – Gli chef sono le star degli anni Duemila. Venerati come se fossero divi di Hollywood, idolatrati come se calcassero ogni giorno i palchi di tutto il mondo con la propria musica, onnipresenti in televisione in trasmissioni di cucina, pubblicità, varietà. Su di loro però grava anche la responsabilità della salute altrui, in primis, ma pure il peso di tanta fama.
Quando qualche rockstar ci lascia prematuramente, di solito per problemi legati all’alcol o alle droghe, siamo dispiaciuti: ultimamente abbiamo assistito alla scomparsa di Chris Cornell dei Soundgarden, di Chester Bennington dei Linkin Park, di Dolores O’Riordan dei Cranberries, e di Avicii…persone la cui musica faceva parte della nostra vita. La loro giovane età ci rende tristi ma ormai non ne siamo più stupiti: abbiamo addirittura raggruppato personaggi del calibro di Amy Winehouse, Jim Morrison, Janis Joplin e Kurt Cobain ne “il club 27” per essere morti proprio a quell’età.
Ciononostante, il suicidio di un personaggio come Anthony Bourdain mi ha lasciato sorpresa. Perché ancora una volta sono stata vittima del pensiero che chi viaggia, affronta esperienze di vita diverse, è “affamato” di cibi particolari e si interessa alla letteratura, ai fumetti e all’arte, sia soddisfatto della propria esistenza e non abbia problemi. Tanto più se sei uno chef molto bravo e talmente coraggioso da sfidare tutto l’ambiente della gastronomia con un libro eccezionale e di denuncia quale “Kitchen Confidential”.
Ovviamente non è il primo caso di chef suicida: François Vatel, Bernard Loiseau, Benoit Violier, Beniamino Nespor, Pierre Jaubert, Joseph Cerniglia, Charlie Trotter sono solo alcuni esempi di coloro che non ce l’hanno fatta…si dice che molti di essi siano stati “vittima” della pressione della Guida Michelin, che li vorrebbe sempre a tre stelle e capaci di vincere premi in tutto il mondo (esiste un libro molto bello che ne parla e vi consiglio: “Il perfezionista”, scritto da Rudolph Chelminski).
Invece anche loro vivono momenti di estrema tristezza in cui la fantasia di creare una nuova ricetta o una presentazione accattivante manca. In cui la critica degli avventori occasionali o dei professionisti li porta a pensare di essere diventati una delusione e che i loro successi non fossero realtà ma bluff. E tutto questo li fa passare dal nirvana al baratro. Alcuni ne escono, altri purtroppo no. E il mondo della cucina perde altri tasselli fondamentali.

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